Più forti sui social

MISSION? COSA VUOL DIRE

No, non si tratta di un film d’azione. O di un videogames. La parola Mission viene comunemente utilizzata in gergo aziendale per indicare lo scopo ultimo dell’organizzazione stessa, che la rende unica ed inimitabile. Cosa ci contraddistingue, dunque, dagli altri milioni di blog che parlano di libri e recensioni? Basta dare un’occhiata al menù principale per capirlo. Come? Non vedi la differenza? Guarda meglio:

  • La scienza della lettura Nella sezione Scienza vengono esposte le migliori ricerche scientifiche, con tematiche che spaziano dall’effetto della lettura sul cervello, sul corpo, sulla creatività e l’intelligenza. Il tutto con un tono scherzoso e leggero.
  • Antiche attualità In un’altra sezione, dedicata all’Epos, portiamo esempi concreti di come sia possibile scorgere nella vita odierna le tematiche che gli aedi cantavano nelle loro storie.
  • Universo letterario Tragodia Ogni nostra pubblicazione, che si tratti di un racconto breve, di un romanzo pubblicato a puntate, di un ebook o un libro cartaceo, sarà dominato dalle implicite leggi della tragedia e del mito greco. Il filo conduttore delle nostre opere è unico, e può essere ritrovato in La rivincita dei titani. La prima parte sarà pubblicata per intero sul sito, e rimarrà disponibile per letture e consultazioni.
  • Promozione Artisti – Vorresti avere un impatto sul social più forte, ma non conosci gli algoritmi che regolano i mondi paralleli di Facebook e Instagram? Non sai cosa sia un Hashtag? Ti aiuteremo gratuitamente a migliorare il tuo profilo, per raggiungere un pubblico maggiore, attraverso i nostri canali di pubblicazione.
  • Recensione Opere letterarie – Sei un autore emergente? Invia la tua opera, noi pubblicheremo una recensione sul nostro sito e sui nostri canali di informazione social. Solo formato elettronico.

Per qualsiasi informazione o proposta di collaborazione, contattaci alla mail tragodialibri@gmail.com.

Le nostre pubblicazioni indipendenti con Amazon verranno rinfoltite grazie ai nostri autori, che lavorano incessantemente per portare a termine i loro scritti. Nel 2018, oltre ai già presenti Frammenti di cuore e Gli abitanti della nebbia, verrà pubblicato un altro libro.

Se anche tu vuoi condividi l’amore per la cultura scienza e scrittura, condividi i nostri contenuti sul tuo social preferito. Puoi trovarci su Instagram, FacebookTwitter. Cerchi ispirazione? Dai un’occhiata alle nostre bacheche su Pinterest.

Tragodia

Harry Potter o Stephen King?! Effetti della lettura sui bambini

La vita è spietata, non guarda in faccia a nessuno. Spesso ci pone dinanzi a interrogativi esistenziali. Uno di questi, senza ombra di dubbio, è il seguente: tuo figlio ha tre anni, sta crescendo come un bambino solare, vivace e in salute. La sera ti chiede sempre, con quel tono dolce, di leggergli la favola della buona notte. Se, accingendoti a scegliere un buon libro per bambini dal piccolo scaffale sopra il lettino, notassi con la coda dell’occhio una copia della pietra filosofale con a fianco quel simil-dizionario di IT, cosa faresti? Avanti, divertiamoci! Io non ho dubbi. Sceglierei IT, anche a costo di passare notti insonni. Ma c’è realmente differenza?

Beh, in realtà…

Ovviamente no! Qualsiasi genere letterario può essere fonte di ispirazione per sviluppare la creatività nei bambini, e per invogliarli a leggere una volta cresciuti abbastanza. Si, perchè il bambino ha un elevato potenziale di apprendimento. Scommetto che questo già lo sapevi. Che tuo figlio impara più velocemente del nonno. Ma sai perchè? Bene, te lo spiego io. Il cervello umano è una struttura totalmente plastica, in grado di formare nuove connessioni. Questa capacità di apprendimento mostra un elevato potenziale quando siamo ancora cuccioli, per subire un decremento durante l’età adulta. ATTENZIONE, decremento non significa che si fermi. Possiamo potenziare il nostro cervello, nutrirlo per ottenere un invecchiamento di successo( clicca qui per leggere il nostro articolo su invecchiamento di successo e lettura). Vostra figlia quindi imparerà all’istante tutto quello che voi le direte, interiorizzerà valori e pensieri ai quali la esporrete. Quindi, se mentre la state portando all’asilo la mattina presto, un altro automobilista non vi da la precedenza, evitate di mandarlo a fare in culo. Le probabilità che lei ripeta la poco carina espressione alla maestra sono state calcolate scientificamente: si aggirano attorno al 99,9%.

Creatività, empatia e teoria della mente

Per iniziare, citiamo uno dei nostri articoli sull’empatia (Clicca qui per leggerlo):

<<…gli autori sono arrivati alla conclusione che la lettura aumenta la nostra capacità di comprendere e provare le emozioni altrui. Questo avviene, però, solo se siamo emozionalmente coinvolti nella vicenda, e se stiamo leggendo un romanzo. Attenzione, non si parla di generi letterari. Un romanzo di qualsiasi tipo, dove vengono narrate le vicende di personaggi, umani e non…>>

La stessa cosa avviene per i bambini. Ma moltiplicata per mille, a causa della loro maggiore capacità di apprendimento, di immaginare le scene descritte. Ricorderò per sempre la storia dell’orco che mi raccontava mio nonno prima di andare a dormire. Si, dormire per usare un eufemismo. Era emozionalmente carica? Si. Mi sentivo coinvolto in prima persona, avevo la sensazione di essere io quel poveretto che ogni sera veniva inghiottito dal mostro.

Cosa dobbiamo portarci a casa, da queste informazioni? Leggete ai vostri figli, qualsiasi cosa. Ok, i racconti del nonno mi hanno terrorizzato, ma mi hanno anche stimolato fortemente. A livello creativo e personale. Ora, a ventotto anni sono un fan di Stephen King, e lo leggo a mia figlia. Ogni tanto anche Harry Potter. Fate esperire ai vostri bambini più generi letterari, date loro possibilità di scelta. Date loro l’opportunità di spaventarsi, arrabbiarsi, piangere per un personaggio scomparso o gioire per la vittoria di quest’ultimo. Non ve ne pentirete.

Tragodia

 

 

 

Nuova proposta 2018

Anno nuovo, vita nuova, giusto? SBAGLIATO!

Vorremmo essere chiari per una volta, senza i soliti giri di parole attorno a scienza e cultura, per lo più greca. Il 2018 sarà per noi un anno importantissimo. Cercheremo con tutte le nostre forze di raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati: avvicinare te, cara lettrice o lettore, alle tematiche dell’universo greco, che a differenza di quanto si possa pensare, sono straordinariamente attuali. Anche dopo centinaia, migliaia di anni. Ora, due paroline sul 2017, e poi arriviamo al sodo. Niente giri di parole, si era detto. Piccola menzogna…

E fu il 2017

Ci pare giusto parlare dell’anno passato. Abbiamo deciso di imbarcarci in un progetto ambizioso. La cultura greca è affascinante, certo, ma non per tutti. E il marketing, purtroppo, non è il nostro forte. Ciò che abbiamo scritto e continueremo a scrivere tra articoli e LA RIVINCITA DEI TITANI non vuole essere un’opera di convincimento. Non vestiremo mai i panni della madre insistente, che per far assaggiare a tutti i costi le verdure al figlio, promette dolci a fine pasto. Preferiamo essere un genitore premuroso, che propone alla prole utili spunti di riflessione. Proporre e obbligare, mi dicono, sono diametralmente opposti. Nel 2017 abbiamo ottenuto un numero di letture e adesione ai social inaspettatamente elevato. E alziamola, questa maledetta asticella, my friend…

2018: Time to wake up

È ora di svegliarsi, si. Dopo un sonno di quasi tre mesi. Quali saranno le principali novità? Un generale ampliamento del contenuto. Nella sezione scientifica saranno trattati oltre agli effetti della lettura sul cervello, la scrittura, l’intelligenza e la creatività in campo artistico generale. È in fase di costruzione, inoltre, una nuova sezione del sito che raccoglierà racconti brevi. LA RIVINCITA DEI TITANI riprenderà ad essere pubblicata dal mese prossimo. In ultimo, abbiamo in cantiere un thriller psicologico di stampo tragico, che verrà inserito insieme a FRAMMENTI DI CUORE e GLI ABINTANTI DELLA NEBBIA su Amazon, sempre a 0,99 centesimi.

La nuova proposta 2018 sarà così strutturata: un articolo scientifico il martedì, un capitolo di racconto breve il venerdì. A seguire, dal 15/03/2018, verrà pubblicato settimanalmente un capitolo della rivincita dei titani. Anno nuovo, contenuti innovativi, ma pur sempre fedeli all’idea originale. Non dimenticarti mai delle tue origini, senza radici anche l’albero più imponente è destinato a precipitare al suolo.

Un’ultima chicca. Ecco il link del nuovo video di presentazione del sito. Personalmente non sopporto la musichetta di sottofondo, ma dai piani alti hanno deciso così. E voi, cosa ne pensate?

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Capitolo 7 – Maya Diaz

Il ragazzo fumava, in un vicolo. Era vestito di stracci. Ai piedi un paio di scarpe bucate, scolorite dai troppi lavaggi. Prese con l’indice e il pollice la sigaretta, distanziandola leggermente dalla bocca. Espirò un denso fumo bianco. L’aroma pungente sprigionato dalle illecite sostanze contenute nella cosiddetta sigaretta riempirono il vicolo in pochi secondi. “Non c’è niente di meglio di una canna, quando sei giù. Ma che dico, non c’è niente di meglio di una canna…e basta”. Sussurrò, compiaciuto. Aveva iniziato ad assumere droghe leggere di ogni tipo da un paio di mesi. Da quando gli avevano diagnosticato un cancro al cervello. Sua madre piangeva ininterrottamente da giorni. Il padre neanche c’era. La vita non era stata gentile con lui, né lo sarebbe mai stata. Iniziò a fare su un’altra canna, sempre con lo stesso flemma, canticchiando una canzoncina malinconica che spesso passavano in radio “Che fretta c’è? Tutti, se ne vanno, prima o poi…canta con noi, canta con noooi!” Improvvisamente, una folata di aria gelida lo investì, facendo cadere a terra cartina, filtro e marijuana. Il ragazzo si gettò sul cemento disperato, cercando di recuperare la preziosa sostanza. Qualcosa di tremendamente duro lo colpì alla testa, tanto da farlo sanguinare. Alzò lo sguardo e vide una figura incappucciata. Impugnava una sbarra di ferro arrugginita. “Chi diavolo sei? Cosa vuoi da me? Non ho niente da darti, niente!” Esclamò il ragazzo, tenendosi il capo con entrambe le mani. L’aggressore si tolse il cappuccio “Ti sbagli. C’è qualcosa che puoi darmi…prima che sia troppo tardi. Non temere, sono qui per aiutarti”. Il ragazzo, vedendo cosa si nascondeva dietro al cappuccio, rimase allibito. Si strofinò più volte gli occhi, dimentico del lancinante dolore dovuto al colpo. Non poteva essere reale… probabilmente un effetto della marijuana. Come se avesse letto nei suoi pensieri, l’aggressore esclamò “No, non può essere stata la cannabis. Ne hai fumata troppo poca…vieni con me…” Con un movimento tanto fluido quanto innaturale, colpì nuovamente il malcapitato alla testa. Egli cadde privo di vita, irrorando il grigio marciapiede con giovane sangue umano.

Il cadavere venne trovato da una vecchia, che non capendo subito la situazione provò a rianimare con un paio di schiaffi. Andrea e altri due agenti vennero mandati dal nuovo ispettore capo sul luogo del delitto. Appena arrivato, ispezionò il cadavere e lo spazio circostante. Vide la spranga insanguinata a pochi passi dal corpo. La parte pulita della spranga era ripiegata all’interno, come se qualcuno l’avesse stretta così tanto da romperla. “Ehi Andrea, guarda qui. C’è tutto l’occorrente per sballarsi”. Disse Maya Diaz, uno degli altri poliziotti. Il detective si avvicinò, e vide un filtro, una cartina lunga e almeno mezzo grammo di Marijuana finemente tritata. Ispezionò il cadavere, trovando un grinder, un portafoglio con i documenti e un accendino. “La nostra vittima faceva uso di droghe leggere, a quanto pare. Vai in centrale e scopri tutto quello che puoi su…uhm…” Estrasse la carta d’identità dal portafoglio e lesse il nome del ragazzo “Alfonso Carrozo”. Maya annuì seria “Vado subito!” rispose lei, avviandosi rapidamente verso la volante. Andrea tornò al cadavere. Stava per esaminare il volto del ragazzo, ormai irriconoscibile, quando con la coda dell’occhio, percepì un luccichio alla sua destra. Voltandosi, vide quello che non avrebbe mai voluto vedere: una farfalla dorata era appoggiata alla nera parete. Senza badare al rumore, cominciò ad urlare e a gesticolare verso lo strano insetto. Gli altri presenti sulla scena del crimine trasalirono. La vecchia testimone si gettò a terra spaventata, mentre dall’altro collega di Andrea si avvicinò velocemente “Che succede?” “Il muro…il muro!”. Ma, anche stavolta, Il detective fu l’unico a vedere il prodigio, scomparso senza lasciare alcuna traccia.

Una decina di minuti dopo arrivò l’ambulanza, seguita dai medici della scientifica. Il detective tornò alla centrale, più confuso che mai. Trovò Maya al computer, intenta a finire la ricerca su Carrozo. “Vive con la madre di fianco all’ospedale civile, nello stesso quartiere in cui sono cresciuta. Non è un bel posto, e se non riesci ad andartene, beh…le droghe leggere sono il male minore”. Andrea guardò Maya attentamente: circa sul metro e sessanta, carnagione scura e capelli biondo secco. Non doveva avere più di venticinque anni, ma non si comportava affatto come una novellina. Sorrise compiaciuto “Bene, ottimo lavoro. Andiamo a fare due chiacchiere con la madre. Sono sicuro che parlerà più che volentieri con te…hai all’incirca l’età del figlio e conosci il posto…”. Lei ricambiò il sorriso, e lo seguì entusiasta verso la volante. Dato che la polizia non era ben accetta nel quartiere, posteggiarono la macchina nell’immenso parcheggio di un ospedale a poche centinaio di metri di distanza. Raggiunsero l’indirizzo a piedi in poco più di cinque minuti. Davanti ai loro occhi si ergeva una schiera di condomini cadenti. Case popolari con finestre bucate e i muri scricchiolanti. Citofonarono più volte al nome “Carrozo”, ma nessuno rispose. Maya scosse la testa “Probabilmente è guasto…qui nessuno si prende la briga di sistemare certe cose… chiediamo a qualcuno”. Fermarono la prima persona che videro: un uomo pallido, alto, con un caschetto di capelli marrone scuro. “La signora Carrozo? Si, al secondo piano a sinistra. Dovrebbe esserci la targhetta. C’è qualche problema?” Andre rispose in tono garbato “Dobbiamo metterla al corrente della scomparsa del figlio…lei conosceva Alfonso Carrozo?” il gigante assunse un’espressione dispiaciuta. “Oh, si, lo conoscevo eccome. Qui tutti conoscono tutti, anche se siamo tanti. Era un gran bravo ragazzo. È stato il tumore, vero?” Maya piegò la testa verso destra “Il tumore?”. L’uomo spiegò brevemente di come quel ragazzo, così giovane e puro, era incappato nel peggiore dei mali senza meritarlo. “Non so altro. Credo che Anna…ehm, voglio dire, la signora Carrozo potrà darvi ulteriori informazioni. Ora devo andare, scusate!” E sparì dietro ad una rampa di scale. Andrea guardò Maya, che si strinse nelle spalle. La signora Carrozo li accolse con cortese falsità. Entrambi percepirono dai modi e dalle espressioni un certo odio nei confronti delle forze dell’ordine “Se siete qui per mio figlio, sappiate che…sta morendo. Non dategli altre pene, voialtri!” Si accomodarono in quello che doveva essere il soggiorno. Un tavolino di legno bucato, due sedie di plastica e una poltrona gonfiabile piena di macchie marroni. Maya attese che anche la padrona di casa si sistemasse, poi cominciò a parlare “Signora mi ascolti…capisco la situazione. Sono cresciuta anche io in questo quartiere…” La donna incrociò le braccia nervosa “Si, davvero? Allora lasciatemi in pace!” “Signora, siamo qui per avvisarla della morte di suo figlio…” La donna inizialmente non voleva credervi, poi scoppiò in lacrime.  Disse che il figlio era intelligente, avrebbe voluto studiare e lavorare “Il tumore me l’ha portato via…ha cominciato a drogarsi. Io sapevo, ma non avevo idea di come comportarmi. Stava morendo…morendo!! Voi come vi comportereste con un figlio che sa di essere morto anche se può respirare?” I due detective, dopo aver provato a confortare la madre ferita, tornarono alla stazione di polizia privi di risposte concrete. Una volta in macchina, Maya sospirò “Il solito omicidio senza un colpevole. So come funziona…ne ho visti tanti di casi del genere. Giovani ragazzi di quartieri malfamati trovati morti, senza una famiglia alle spalle. Lo archivieranno in un lampo…e l’assassino la farà franca” Andrea percepì una genuina rabbia nelle parole della collega. Avrebbe voluto confortarla, dirle che no, non era il solito omicidio. Che c’era una connessione tra quello e il caso Manzese. Ma non poteva. Maya percepì la sua esitazione “Che succede? Sai qualcosa che io non so?” Il detective vacillò. Avrebbe potuto provare a spiegarle gli ultimi avvenimenti. Giusto per avere un alleato sul lavoro. L’agente Diaz sembrava giovane, desiderosa di imparare. Forse avrebbe capito, forse…la vibrazione del telefono lo distrasse “Pronto, si…ah, Adele!” “Andrea, passa da me domani alle 11. Andiamo a far visita a Luigi, per capire se potrà esserti utile…” “Va bene, confermo. Ti devo salutare, sono in servizio” disse, chiudendo la conversazione. Maya non aveva mai smesso di guardarlo, in attesa di una risposta. Quando vide che il collega se ne stava zitto, completamente assorto nei suoi pensieri, si voltò verso il finestrino, rassegnata…

Capitolo 8

Nemesis

Come brevemente accennato nell’articolo principale, la nemesi o vendetta divina non è altro che la naturale conseguenza di un peccato di hybris. Riprenderei volentieri gli esempi citati in precedenza (Prometeo e Ulisse), ma sono sicuro che vi siate rotti le scatole di loro due. Come se non bastasse, la loro punizione divina è già stata brevemente trattata in precedenza. E poi, sono sicuro che le mie stupende lettrici si staranno lamentando. “Perchè questo cretino parla sempre di uomini? Maschilista!” Ebbene, l’esempio di oggi sarà tutto al femminile.

Aracne

Immaginate di essere dannatamente bravi, supponiamo, nell’arte della cucina. Qual è, in ottica mitologica, il passo successivo alla vittoria di masterchef? Esatto! Sfidare un dio. Vedo che pian piano iniziate a comprendere lo spirito olimpico, mie care lettrici. E lettori. Bene, Aracne non ha nulla a che fare con la cucina, è una tessitrice. Così abile e fiduciosa del suo talento che un giorno decide di sfidare Atena in persona. E già qui partiamo male. Dopo essersi fatta una grassa risata, la dea accetta la sfida che perde miseramente. Non riuscendo a trovare la minima imperfezione all’opera di Aracne, decide di strapparla con le sue stesse mani. Gli dei sono infantili, agiscono impulsivamente in preda agli istinti. Persino Atena, annoverata come la più colta e saggia tra gli dei, non accetta la sconfitta. Tuttavia Aracne riesce ad ottenere un rematch, vince di nuovo, Atena si dichiara sconfitta e la fanciulla per la sua abilità viene accolta tra gli dei. Fine.

Ovviamente sto scherzando. La nemesi divina deve ancora avvenire. L’abile Aracne, data la sconfitta, decide di impiccarsi con una fune. Atena decide di salvarla trasformando all’ultimo momento la fune in una tela. La fanciulla stessa subisce una metamorfosi, diventando appunto ragno (secondo questo mito dal nome Aracne deriva la parola Aracnide, che tutti noi conosciamo per indicare i nostri amici ragni). La nemesi? Aracne dovrà stare appesa per l’eternità alla fune. Per cosa? Per aver avuto la meglio su una dea, giocando in modo onesto le sue carte.

Gli esempi di Prometeo, Ulisse e Aracne dimostrano che a capo di una hybris la nemesi è scontata. Quale sia il castigo da scontare, tuttavia, viene fortemente influenzato non tanto dalla colpa, ma da chi l’ha commessa. Spesso ad alcuni eroi epici è concesso peccato di Hybris, ma solo se protetti dagli dei. In sostanza, è come se un dio si servisse di un mortale per danneggiare un’altra divinità. Ma questa è un’altra storia. Approfondiremo il legame tra i mortali e le divinità in uno dei prossimi articoli.

Tragodia

Che tragedia! E adesso?

La parola tragedia viene spesso usata nella quotidianità per indicare eventi sventurati, con accezione del tutto negativa. L’utilizzo del termine in questione con significato esclusivamente negativo risulta estremamente riduttivo e, perché no, anche offensivo nei confronti degli antichi greci, che vissero la tragedia con innata passione. Ma andiamo con ordine, prima le cose pallose. Etimologicamente la parola tragedia deriva dal greco (scommetto che questo l’avevate intuito), dall’unione di due termini: tragos (capro) e odìa (canto). Letteralmente, “il canto del capro”. Il perché di questo nome bizzarro sfugge anche alle menti più brillanti che si sono adoperate nello studio della cultura greca. L’ipotesi più accreditata riguarda il sacrificio di un capro che avrebbe accompagnato il canto delle opere dei tragediografi. Il capro è simbolo di Dioniso, del vino, delle aspre forze della natura. Un probabile richiamo alle umili origini delle forme di teatro greche, nate dai festeggiamenti agresti. La tragedia si impone come genere teatrale nel V secolo a.C., mese più mese meno. Ora voi direte “scusa amico, ma cosa c**** me ne frega, io sono venuto qui per una lettura leggera, e tu mi fai una noiosa lezione di storia!”. No, carissimi lettori, lungi da me. Non sono un professore, ma un amatore. E come tale, cercherò di trasmettervi la mia passione. La data dell’origine della tragedia come genere teatrale è importante, per farvi riflettere. Tra tutti i temi trattati da innumerevoli autori, perché dopo millenni è arrivato a noi il significato più catastrofico? Nei prossimi articoli cercheremo di dare una risposta a questa domanda di certo non semplice. Approfondiremo inoltre alcuni temi ricorrenti utili a comprendere lo sviluppo delle vicende e dei personaggi nelle nostre pubblicazioni. La prossima settimana, ve lo prometto, parti pallose al minimo.

Tragodia