La legge del più flessibile

Il più flessibile vince sempre? No, tuttavia ha più probabilità di sopravvive. In biologia, l’intelligenza viene definita come la capacità di adattamento all’ambiente. Più un organismo è “flessibile”, più riesce a sopravvivere alle nuove sfide che l’ambiente gli pone dinanzi. L’ambiente inteso come contesto, ovvero insieme di individui, ruoli e relazioni. Per questa ragione l’homo sapiens, che tra gli ominidi era forse il meno dotato dal punto di vista fisico, è sopravvissuto fino ad ora. La chiave dell’evoluzione sta in questo adattamento flessibile. Arriviamo, quindi, a ciò che ci interessa. Se, come abbiamo detto in precedenza e non ci stancheremo mai di ripetere, l’uomo è un essere biopsicosociale, la flessibilità legata al comportamento rispecchia una certa affinità cerebrale. Il cervello è plastico, in continuo mutamento. Cos’ha a che fare questo, con la lettura?

Grazie a questa plasticità, a questa flessibilità strutturale e funzionale, il nostro cervello rende la lettura possibile. Nonostante, come abbiamo ricordato nell’articolo precedente, di fatto esso non sia “progettato” per piegarsi ad una rivoluzione culturale così recente. Per dare una spiegazione plausibile, Dehaene definisce il concetto di riciclaggio neuronale. In altre parole, la lettura avrebbe subito cambiamenti fino a diventare “compatibile” con il nostro cervello, decodificabile dai nostri occhi.

Ecco perché è così dannatamene difficile imparare a scrivere per i bambini. Si stima addirittura che il 10% di loro, una volta adulto, continuerà a non padroneggiare i rudimenti della comprensione di un testo (Fioroni, 2013). Fatica, si, ma poi sai che bello? Tengo a precisare che si tratta di una teoria, non un assioma. Perché gli assiomi, nella scienza moderna, non esistono.

Va bene, il bambino cresce, impara a leggere e a scrivere, il cervello si rafforza e accresce il suo potenziale. Tuttavia, il mondo odierno va avanti alla velocità della luce. Quali potrebbero essere, in un futuro ormai prossimo, gli effetti della digitalizzazione sulle abilità di lettura? Forse, tra una decina d’anni sarà tutto più chiaro.

Tragodia

 

Creativa-mente: l’arte della distruzione

Iniziamo con una bella citazione, tanto per cambiare:

 “Le regole sono ciò che gli artisti rompono; ciò che è memorabile non è mai nato da una formula”

Bill Bernbach

Nel caso non foste informati, Bill Bernbach è stato un noto pubblicitario, scomparso negli anni 80, considerato da molti come uno dei più influenti personaggi del suo tempo. Una figura rivoluzionaria, capace di creare con il proprio ingegno magnetiche campagne pubblicitarie, unendo spirito creativo a prodotti dalla qualità elevata. In due parole: rivoluzionario. Distruttore. L’atto creativo non ha nulla a che vedere con statiche regole assiomatiche. Lo stesso Bernbach non vide mai la creatività come una scienza esatta, bensì come un’espressione dinamica e intuitiva dell’intelletto umano. Noi del team, tuttavia, vogliamo esprimere un’idea differente, a metà tra l’universo bernbachiano e la visione scienza-centrica basata su assiomi immutabili.

Tra scienza e intuizione 

L’intuizione creativa è la più grande invenzione della genialità umana. L’unico piccolo, infinitesimale problema sta nella temporalità. Illuminazioni, vanno e vengono. Non a caso il simbolo che contraddistingue un’idea geniale è il lampo: veloce, tremendamente luminoso e violento. Una forza tremenda, in grado di ridurre in cenere teorie pregresse. Il messaggio che vogliamo trasmettere a te, cara lettrice o lettore, è il seguente: cercare un ipotetico conflitto tra scienza e creatività è inutile, poiché non vi è nulla di più creativo della scienza.

Rompere per costruire

Le teorie scientifiche non possono essere confermate, ma solo falsificate. La scienza è una continua distruzione del passato, in favore di un futuro più comprensibile. Il punto di partenza, perciò, non dev’essere un assioma, ma un’idea. Reinterpretando la citazione sopra di Bernbach, avremo:

Le regole sono ciò che gli scienziati rompono. Ciò che è memorabile non è mai nato da una formula statica, ma da formule dinamiche, pronte per essere infrante.

Tragodia (Feat Bill Bernbach)

Così, l’artista diventa scienziato, e lo scienziato artista. Un mutuo scambio di ruoli, che sfocia nella stessa figura. Il risultato? Memorabile, mai nato da una formula, bensì accresciuto da esse, fino a diventare antiquato, pronto per essere distrutto da un lampo di genio.

Per questo, noi ci definiamo artisti-scienziati, con la nobile missione di diffondere informazioni di qualità, ma anche di stuzzicare le menti per favorire il superamento di queste.

E tu, pensi che la figura di artista e scienziato possano coesistere in un’unico carattere?

Leggere aumenta la memoria. Ma veramente?

 

Durante uno dei miei tanti viaggi nel favoloso mondo di internet, mi è capitato di imbattermi in uno dei soliti articoli sulla lettura. Il suddetto recitava, LEGGERE MIGLIORA LA MEMORIA. Peccato che, come la maggior parte degli articoli in rete, ad un mirabolante titolo corrisponde la più completa assenza di fonti. Esiste davvero una ricerca che supporta questa ipotesi? Perchè un conto è affermare, come tra l’altro noi stessi abbiamo sostenuto in Invecchiamento e lettura: il segreto della giovinezza, che leggere potrebbe dare benefici sia a livello fisico che psicologico durante il periodo dell’invecchiamento, un altro è gridare al miracolo. Ora vi spiego bene il perchè…

Dire che ad A equivale B, nella maggior parte dei casi, significa mentire. Un bel titolo Clickbait e via! Tanta visibilità sui social. Il piccolo problema è che spesso le persone credono a quello che leggono. Cerchiamo di metterci una pezza, dunque. Prima di tutto, cos’è la memoria? Come funziona? Se leggo una pagina di un libro e poi non mi ricordo bene, significa che la mia memoria fa schifo? NO. NULLA . DI TUTTO. QUESTO. Senza entrare troppo nei particolari (non siamo un sito sulla psicologia cognitiva,  Se volete informarvi a riguardo, consiglio Quellodipsico), se leggi e dimentichi dopo sei secondi, non cercare di potenziare la tua memoria, bensì l’attenzione. Esatto, si:

L ‘A T T E N Z I O N E

La cosa ti stupisce? Bene, allora per facilitarti le cose, facciamo un bell’esempio degno di nonna Lucia: secondo alcune teorie (con le quali ci troviamo particolarmente d’accordo) l’attenzione rappresenterebbe il filtro che permette alle informazioni di entrare nel grande ripostiglio, comunemente chiamato memoria. Per i più pignoli, memoria a lungo termine. Partendo da questa base teorica, sarebbe più sensato affermare che una continua attività di lettura potrebbe avere benefici nella selezione delle informazioni nel testo, quindi l’attenzione. Detto questo, per non cercare di perdere la retta via, riassumeremo i benefici della lettura evidence-based, da noi riportati in questa serie di articoli. Non esporremo di nuovo le prove scientifiche. Nel caso in cui, però, vogliate verificare, inseriremo i link appropriati. Leggere, quindi, aiuta a

Tutto questo, ribadisco, è da prendere con le pinze. Ah, dimenticavo…due dei cinque punti elencati sono falsi. Quali, secondo te?

Tornando seri, l’unica malattia che i libri curano è l’ignoranza. Perciò, non commettere l’errore di pensare alla lettura come a un farmaco miracoloso. Potrebbe però essere un valido alleato per te stesso. Come vedremo negli articoli seguenti, la lettura aumenta la capacità di scrittura e di espressione. Corpo e mente sono una dicotomia inesistente. Siamo un pezzo unico, e come tale ogni nostra esperienza modifica la nostra fisiologia, la nostra psicologia e il nostro modo di interagire nell’ambiente sociale.

PS. Se qualcuno dei gentili lettori fosse a conoscenza di articoli scientifici con RISULTATI RILEVANTI su lettura e memoria, scriva in posta o nei commenti. Saremo lieti di scrivere un articolo a riguardo

Tragodia

 

COME MIGLIORARE LA SCRITTURA

SCIENZA O ESPERIENZA?

Bene, passiamo alle cose fighe. Dopo l’articolo di settimana scorsa (Allenare la creatività: è possibile?), nel quale ci siamo interrogati sulle possibilità di allenare la creatività,  arriva il momento della scrittura. Finalmente! Però…c’è un però. Se ti aspetti il solito articoletto con titolo clickbate, privo di qualsiasi fondamento oggettivo, contenente le REGOLE DEFINITIVE DELLA SCRITTURA o LE CINQUE COSE CHE DOVETE SAPERE PRIMA DI INIZIARE A SCRIVERE, chiudi questa pagina. Anzi, copia una delle due frasi in maiuscolo, poi incolla su un qualsiasi browser e inizia a leggere ciò che trovi. E, te lo garantisco, troverai tantissima roba. Se invece vuoi conoscere i risultati di studi scientifici nel campo della scrittura, continua pure.

IL METODO INFALLIBILE

Chiariamolo una volta per tutte: non esiste la scorciatoia, o il metodo definitivo. Come abbiamo ricordato negli scorsi articoli, il genio innato non esiste. Il duro lavoro fa la differenza, provato scientificamente da anni e da migliaia di pubblicazioni. Purtroppo…o per fortuna. Dico per fortuna, perchè la chiave utile a sbloccare il talento viene spesso dalla comprensione dei requisiti, delle abilità che vanno migliorate per arrivare alla nostra meta. Così nella scrittura, come nello sport e nella vita in generale. Volete degli esempi? Andate a rilegere i nostri articoli nella sezione Lettura, creatività e cervello e capirete. L’inesistenza di un unico metodo che ci porti al successo rende ognuno di noi libero di trovare il proprio metodo, arrivando allo stesso risultato attraverso strade completamente diverse. Non a caso, libertà fa rima con creatività. Quali sono, allora, le abilità legate alla scrittura?

IL POTERE DEI CONCETTI

Imparare a memoria la lezione o comprenderne i concetti ad essa legati? Cos’è più semplice, secondo voi? La prima, ovviamente. Imparo tutto a memoria, magari anche in poco tempo. Poi prendo dieci a scuola, la maestra è contenta, la mamma pure. Il maggior risutato con il minimo sforzo. Nel breve periodo, sicuramente. Tuttavia, comprendere i concetti rende più semplice l’apprendere nuove informazioni collegate ad esso. Se ho compreso bene i meccanismi grammaticali della lingua spagnola, sarà per me più semplice imparare a parlare, a leggere e a scrivere lo spagnolo. Se, invece, ho imparato a memoria i passaggi per ripeterli all’insegnante, sarò pieno di incertezze, insicuro nel leggere e nello scrivere. Esempio non casuale, bellissima e intelligente lettrice. O lettore, sempre bellissimo, ma non altrettanto intelligente. Come avrete letto su altri siti, leggere molto aiuta a migliorare la propria scrittura. Si, ma…leggere e basta? No…leggere e comprendere a fondo ciò che si è letto. Questo particolare, che a molto potrebbe sembrare insignificante, è invece fondamentale. Alcuni dei miei colleghi si vantano di aver letto più di cento libri in tre mesi. WOWOWOWOWOW!! Il dato è tuttavia puramente quantitativo. La qualità fa la differenza. Sempre. Fermatevi ogni tanto ad analizzare una frase, un paragrafo dei vostri autori preferiti. Osservate come caratterizza gli ambienti, i personaggi, lo spazio e il tempo. Cercate di carpire come egli piega a suo piacimento gli eventi. E non cercate di comprendere lo scrittore in questione leggendo articoli, o peggio libri che parlano del suo modo di scrivere, dei temi che tratta, etc… ANDATE A VEDERE COI VOSTRI OCCHI, SUL LIBRO CHE VI PIACE. L’osservatore, spesso inconsapevolmente, esalta l’opera che osserva con idee e ragionamenti dei quali l’autore stesso ignora l’esistenza.

SCIENCE SAYS

L’articolo di oggi è disponibile su pubmed (ecco il link), pubblicato nel 2013. Studenti con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni sono stati sottoposti ad un training al computer per aumentare le loro abilità di lettura e scrittura. Il training al computer prevedeva una lezione giornaliera di un’ora al giorno, per cinque giorni a settimana. Per undici settimane. I risultati del gruppo di studenti sottoposti al training sono stati confrontati con i risultati di un gruppo di studenti sottoposto alle normali attività scolastiche. Le analisi statistiche hanno mostrato un miglioramento significativo dei ragazzi sottoposti al training. Da notare, nonostante il gruppo training partisse da un livello iniziale più basso di abilità nel leggere e scrivere, ha ottenuto risultati superiori rispetto all’altro gruppo.

In cosa consisteva il training a computer? Ecco le abilità allenate:

  • Linguistica generale
  • Percezione uditiva del linguaggio
  • Comprensione
  • Costruzione di frasi, paragrafi
  • Attenzione, memoria, ragionamento

Tutto questo in ottica incrementale, per aumentare la motivazione dei ragazzi. Come un gioco virtuale: fai meglio, sblocca un nuovo livello. Pensi che sia possibile replicare una cosa del genere, a casa tua, adesso? Certo che puoi, ma…

  • Leggi, non importa se poco o molto, ma soffermati a comprendere a fondo le caratteristiche del libro che stai leggendo.
  • Inizia a scrivere, anche se non ti senti pronto. Scrivi della vicina che porta il cane fuori a pisciare alle tre di notte, della mamma che prepara la torta la domenica, del gatto che dorme sul divano col nonno.
  • Esercitati in continuazione, sii sincero con te stesso. Confronta quello che scrivi con le opere dei grandi autori, vedi quali sono le differenze e migliora il tuo stile.
  • Sii costante. Come hai potuto notare, i ragazzi sottoposti al training si sono allenati per un’ora al giorno, undici settimane filate. Un’ora al giorno è troppo? Inizia con due, tre a settimana.
  • Poni degli obiettivi raggiungibili nel breve termine. Superarli sarà fonte di motivazione, permettendoti di continuare a migliorare ancora e ancora!

Spunti graditi, questi. Ottenuti dalla scienza, confermati dall’esperienza personale. Come ho detto, spunti, non verità assolute. Trovate la vostra strada, il vostro modo. E via, di corsa fino alla ferrovia.

Perchè tutto è relativo

Tragodia

 

Allenare la creatività: è possibile?

Togliamoci subito il dubbio…

SI!!

L’abbiamo ripetuto negli scorsi articoli (e continueremo a farlo, a sfinimento), la creatività è un’abilità umana che noi tutti possediamo, e come tale può essere allenata. Il buon detto di nonna Lucia è sempre valido “Nessuno nasce imparato!”. Giusto, carissima nonna. La creatività è multiforme, percorre la storia dell’umanità in lungo e in largo, ed è possibile scorgerla nello sport, nella politica, nella scrittura e in ogni forma d’arte. Leggendo le biografie dei più creativi uomini della storia, è possibile notare una caratteristica comune: la perseveranza verso un obiettivo. Da Einstein, eminente genio delle scienze, a Cristiano Ronaldo, uno dei più forti calciatori della storia. Per arrivare alla teoria della relatività, Einstein ha riflettuto ogni minuto di ogni ora di ogni anno per molto, molto tempo. Cristiano Ronaldo si allena per ore ogni giorno della sua vita. La creatività è patrimonio dell’umanità, ma come ogni abilità, se non si usa…CIAONE! Use it, or lose it. No, non è un detto della nonna, ma una verità assoluta. Le nostre esperienze tendono a modificare lo spessore di alcune aree del nostro cervello, poiché esso è una struttura plastica, in continuo mutamento. La creatività, che si tratti di un nuovo modo di battere a tennis o una innovativa tecnica di scrittura, può quindi essere allenata e migliorata. E come, ti starai chiedendo?

CAPISCI, APPLICA, MIGLIORA

Lo studio del 2013 di Onarheim e Friis-Olivariusn evidenzia risultati positivi di un training di creatività. Il training, nominato dai ricercatori APPLIED NEUROCREATIVITY COURSE (ANC), è stato somministrato a una settantina di studenti tra i 20 e i 30 anni, per una durata complessiva di otto settimane. La struttura delle attività era la seguente:

  • Comprensione delle componenti neuroscientifiche e biologiche della creatività
  • Differenze tra pensiero convergente/divergente ed utilizzo combinato di entrambi
  • Apprendimento dell’utilizzo di risorse utili alla creatività (software, esercizi utili, etc…)
  • Applicazione dei concetti, e se necessario, superamento delle spiegazioni neurobiologiche, se queste limitano la creatività

Il corso aveva anche l’obiettivo di eliminare pensieri intrusivi e comuni, che a volte anche i nostri scrittori hanno, quali:

  • Non sono una persona creativa
  • Non saprei come diventare una persona creativa
  • Non ho esperienza con la creatività

Per testare l’efficacia del training di neurocreatività, i partecipanti sono stati sottoposti ad alcuni classici test psicologici atti a misurare la creatività. In seguito i risultati dei test sono stati confrontati con risultati ottenuti da un campione di studenti sottoposti ad un training di creatività mancante della variabile neuropsicologica. I risultati ottenuti sono strabilianti: il gruppo ANC (in blu) ha ottenuto risultati superiori rispetto al secondo gruppo (in rosso)bellazio

Volevi una prova del fatto che fosse possibile allenare la creatività? Eccoti servito, my dear!

BELLO STUDIO, BEL GRAFICO, MA QUINDI?

La morale? Non siate statici, non fermatevi al primo ostacolo. Al giorno d’oggi è possibile trovare online un’enorme quantità di software utili a sviluppare la creatività. Per di più open source. Possiamo citarne alcuni di carattere grafico, come Canva e Gimp, ma non solo. La prima regola per diventare creativi in un settore, è comprenderne le regole generali, così come ha fatto il gruppo ANC. Diventa prima esperto, poi crea. E, per l’amor del signore, non pensare neanche lontanamente di non essere dotato. Ricordi quello che abbiamo detto di Einstein e Cristiano Ronaldo? No? Torna indietro e rileggi, e capirai. Che tutto può essere migliorato. Quanto? Sarai tu a deciderlo…

Tragodia

“Sei un Analfabeta!” Giudizi, intelligenza e talento

“Odio leggere in generale. Sono sempre stata una donna ansiosa e leggere in pubblico non è mai stato facile. Alle superiori, durante una lezione di italiano, lessi cavillo al posto di cavallo. L’intera classe e la professoressa risero per pochi secondi. A me parve un’eternità. Ogni volta che prendo un libro in mano, il suono spietato delle risa di quel giorno risuona nella mia mente. E anche le parole della professoressa:

<<Cavillo! Ma com’è possibile? Sei analfabeta! Mia figlia di sei anni se la cava meglio!>>”

Spietata, questa maestra. Io la licenzierei, che ne dite? Scherzo…credo. Analizziamo la situazione da i tre diversi punti di vista presenti nella citazione. La protagonista è una persona ansiosa, il che fa di una “sciocchezza” un vero dramma, tanto da renderla completamente allergica ai libri per il resto della vita. La maestra compie un errore madornale: giudica la persona, non il comportamento. In questo modo l’alunna vede colpito il proprio Io, il che peggiora la situazione. Non mi sento, però, di giudicare la maestra: probabilmente non conosce la differenza tra giudizio al comportamento o alla persona, e cerca di rendere con i suoi commenti la situazione “divertente”. Poi ci sono i restanti ragazzi che ridono, inconsapevoli della situazione. Ma anche loro, come la maestra, non possono vedere la situazione in termini psicologici.

Secondo la ricerca scientifica in campo musicale (Ericsson, 1993) il talento possiede una variabile genetica potenzialmente trascurabile. Dopo diecimila ore di allenamento, dice il buon Ericsson, saremo tutti bravi, chi più chi meno. Allenamento di qualità, da non confondere con la mera attività ludica. Per intenderci, dieci anni di scrittura sui muri non ci renderanno uno scrittore. Sarà necessaria una buona formazione, molta lettura e infinita pratica, in questi benedetti dieci anni. Il talento è allenabile, in qualunque disciplina. Oltre agli anni di allenamento, un’altra variabile fondamentale è il contesto sociale. L’esempio sopra non è casuale, vuole far riflettere. Chi ci dice che la bambina, ora donna allergica alla lettura, non sarebbe potuta diventare un’ottima scrittrice? Secondo la legge dei grandi numeri, avrebbe potuto. Come me, o te che in questo momento stai leggendo questo articolo. Sempre che lo legga qualcuno (Clicca qui per approfondimenti su genio e creatività).

Tornando seri, genialità e creatività possono essere fragili. Un consiglio utile che ci sentiamo di dare, in qualsiasi disciplina voi siate competenti, è indirizzare il giudizio al comportamento. Avremo una maggiore possibilità di guadagni anziché perdite. In tal modo, l’alunna avrebbe potuto percepire le parole comportamento-orientate della maestra come “Questa volta hai sbagliato, ma puoi migliorare. Non confondere te stesso con l’errore”.  Un motivo per impegnarsi e fare meglio la volta prossima.

E invece no. Sentendosi giudicata, la ragazza sarà per sempre influenzata dal vissuto emozionale legato alla situazione. Una cosa del tutto psicologica, direte voi. Peccato che, nella realtà quotidiana, le cose del tutto psicologiche non esistano. Ogni pensiero emozionalmente carico porta con sé una cascata di reazioni ormonali e fisiologiche. In questo caso, la semplice visione di un libro potrebbe innescare, nella nostra poveretta, un aumento di sostanze quali adrenalina e cortisolo. In una parola, stress (Clicca qui per leggere l’articolo relativo a stress e lettura).

In conclusione, se siete professoresse di italiano o istruttori di pallanuoto, la storia è sempre la stessa: giudicate, giudicate e giudicate! Ma non la persona, bensì il comportamento dei vostri allievi. In questo modo, darete un enorme contributo sia a loro che a voi stessi. Così facendo, potreste scoprire nuovi talenti…

Tragodia

Empatia portami via: la lettura rende più sensibili alle emozioni

Le emozioni sono processi complessi, fondamentali per gli esseri umani. Esse ci hanno accompagnato nel corso della nostra evoluzione, proteggendoci dai predatori (la paura e le reazioni allo stress. Se vuoi saperne di più leggi l’articolo su lettura e stress). Se la paura di spinge a scappare o ad affrontare il pericolo, altre emozioni quali la felicità, il disgusto, e la sorpresa rallegrano le nostre giornate, rendendoci umani. Ad ogni vissuto emozionale è associato un particolare effetto fisiologico. Per esempio, quando siamo appagati e felici, nel nostro cervello vengono rilasciati determinate sostanze. Il concetto corpo/mente è utile per comprendere determinate teorie o fenomeni umani, ma di fatto non esiste una separazione tra i due. Siamo una cosa sola. Il nesso di causalità non è sempre univoco, dipende dalle situazioni. Visto che mia nonna Lucia è un’accanita lettrice dei miei articoli, cercherò di spiegarmi meglio. Dunque, carissima nonna, a volte è la mente a causare una risposta fisiologica. Quando penso a mia moglie in intimo, c’è una bella spinta fisiologica che si fa sentire e, ehm…si, hai capito, esattamente quello. Se invece dovessi avere problemi di sonno, potrei utilizzare determinate sostanze che inducano la mia mente a spegnersi (sonniferi, etc…). L’uomo è psicofisiologico, non solo fisiologico o solo psicologico. Da tenere bene a “mente”, amici miei.

Empatia

L’empatia consiste nell’abilità di comprendere e percepire emozioni esperite da altri. Possiamo provare empatia per una persona reale, oppure per il personaggio di un film, di un fumetto o di un romanzo. A noi del team capita molto spesso, durante le nostre letture, di provare le stesse identiche emozioni descritte nelle scene più coinvolgenti. Di gioire quando il nostro beniamino riesce nelle sue imprese, e di provare tristezza quando fallisce. Ma non solo. Eccitazione prima di una battaglia, e di conseguenza pena per lo sconfitto (anche se si tratta di un bad boy).  È possibile che, leggendo, la nostra capacità di “mettersi nei panni dell’altro” aumenti?

Evidenze scientifiche

Una review pubblicata in “Trends of Cognitive Science” si pronuncia in favore di questa ipotesi. Nella review sono stati selezionati i migliori studi a riguardo, e gli autori sono arrivati alla conclusione che la lettura aumenta la nostra capacità di comprendere e provare le emozioni altrui. Questo avviene, però, solo se siamo emozionalmente coinvolti nella vicenda, e se stiamo leggendo un romanzo. Attenzione, non si parla di generi letterari. Un romanzo di qualsiasi tipo, dove vengono narrate le vicende di personaggi, umani e non. La review sottolinea che coi manuali questo non accade. Ma certo che non accade. Trovo veramente difficile farsi prendere emozionalmente dal foglietto illustrativo dell’aspirina, o dal manuale di psicologia generale (anche se alcuni studenti di psicologia lo hanno amato).

Lo studio a mio modo di vedere più significativo citato nella review mostra come la risposta dei soggetti a cosiddetto interpersonal perception task aumenti, all’aumentare della lettura di romanzi e fictions letterarie. Il compito sopra citato consiste nel guardare un video con diverse scene e descrivere successivamente le emozioni provate dai protagonisti osservati.  Gli osservatori, a capo della lettura di romanzi, sarebbero maggiormente capaci di riconoscere e provare stati emotivi. Fighissimo!

Passano i giorni, noi scriviamo e pubblichiamo articoli, ma la morale è sempre la stessa. Leggete! La scienza parla chiaro, nessun effetto collaterale.

Tragodia