Aletheia – Gusci di anime

Nel caso di fossi persa/o la puntata precedente: Aletheia – Un nuovo giorno nella radura

Talia incrociò le braccia, tentando di nascondere l’ammirazione per quel giovane, così intelligente e talentuoso. Catturare un Ornisterix e ucciderlo, tuttavia, avrebbe spostato i tenui equilibri sui quali la vita degli uomini della radura poggiava. Myr si sedette davanti alla maga che, aggrottando la fronte, rispose…

<<Per quanto possa trovare insensata e pericolosa la tua richiesta, ti aiuterò…ad una sola condizione. Recupera un golem per Evra, né troppo piccolo né troppo grande. Le dimensioni del lupo, tanto per intenderci. Attenderò il tuo ritorno entro dodici ore, dato che dalla sua morte ne sono passate altrettante. Un minuto in più, e il nostro patto verrà spezzato>> e senza attendere la replica dell’artigiano, chiuse con un tonfo la porta muschiosa.

Myr si alzò di scatto, non c’era un secondo da perdere. Il cimitero tecno-logico distava almeno due ore di viaggio dalla radura, e considerando andata e ritorno avrebbe avuto a disposizione 8 ore scarse. Oltre alla radura, erano sparsi per il mondo altri sconosciuti insediamenti umani, che mandavano spesso esploratori e contrabbandieri nel cimitero. La magia dell’involucrum Animae era una pratica diffusa sul pianeta, e l’unica legge in vigore era quella del più forte. I guerrieri e i maghi delle terre verdi infestavano il cimitero alla ricerca dei golem migliori: questo, oltre ad antiche maledizioni ed effigi di dei dimenticati per sempre, rendeva il luogo un vero e proprio inferno sul pianeta Alana.

Myr passò velocemente da casa per depositare carne e pelli, prese una piccola spada, del cibo e una sacca di pelle rinforzata, con cui avrebbe poi trasportato il golem. Sgranocchiò il cibo per strada, fino ad arrivare alla sua meta dopo due ore precise, come previsto. Si addentrò nel lugubre paesaggio, tra maglie di ferro, cadaveri arrugginiti e ossa animali. Imboccò una delle tante strade sotterranee verso la cripta principale, dove era possibile trovare golem in ottimo stato. Dopo un lungo girovagare venne inghiottito dal buio più totale. Avanzava in silenzio, accompagnato solo dal lugubre rumore emesso dalle sue calzature sui rottami. Quanto tempo era passato? Quanto gliene rimaneva? Impossibile dirlo, avrebbe dovuto dare un’occhiata al cielo e osservare la posizione delle stelle del giorno. Nella fretta, colpì col piede qualcosa di estremamente duro, rovinando a terra tra i rottami. Facendo forza col le braccia per rialzarsi, toccò qualcosa di piccolo, levigato e tondeggiante. Esaminò l’oggetto al tatto, probabilmente un anello o un orecchino. Rialzando la testa si accorse di uno spiraglio illuminato alla sua destra. Prese con sé l’oggetto misterioso e si diresse verso la fonte di luce: entrò in una sala debolmente illuminata da spiragli nelle pareti, con al centro una grande statua rossa. Estrasse il manufatto misterioso, osservandolo alla luce: uno strano anello, con una pietra grigia incastonata al centro. Data la pregevole fattura, decise di indossarlo all’indice destro. Un forte dolore si propagò dal dito fino alla sua testa. Stordito e spaventato, si appoggiò alla parete più vicina: aveva sentito parlare di artefatti magici molto potenti, in grado di dare la vita o la morte al chiunque li avesse indossati.

“che idiota, idiota! Non avrei mai dovuto indossare…”

Un rumore sinistro al centro della stanza interruppe i suoi pensieri. L’enorme golem rosso era sceso dal piedistallo, e si stava dirigendo verso di lui con una velocità inaudita. Myr riuscì a schivare il primo colpo, che fece crollare la parete di roccia, ma non il secondo.

Venne scaraventato al di fuori della cripta, perdendo per sempre la spada nella moltitudine di carcasse ferrose. Il gigante rosso avanzava senza pietà verso di lui, agitando minacciosamente gli arti. Era troppo vicino, troppo veloce e troppo forte per provare qualunque mossa. Pregando un dio sconosciuto, l’artigiano strinse l’anello nella mano destra, riparandosi col braccio dal terzo colpo del golem.

“Presto sarà tutto finito…peccato…peccato davvero…” pensò l’artigiano chiudendo gli occhi, un attimo prima di essere colpito in pieno dall’automa.

Il colpo si infranse precisamente sul braccio provocando un’altra onda d’urto pazzesca. Myr non percepì alcun dolore.

“è questo che si prova, dunque, alla fine…”

Pensò di nuovo tra sé. Poi percepì un forte rumore metallico. Aprì gli occhi e vide il golem a terra, con il pugno metallico completamente divelto. Senza capire cosa fosse successo, si alzò in piedi, ma ricadde subito al suolo, spinto verso destra dalla forza di gravità. E allora vide: un involucro di roccia grigia gli ricopriva completamente il braccio. Tentò di rilassare l’arto, e l’involucro venne risucchiato nella gemma dell’anello in un attimo. Provò a contrarre e a rilassare la muscolatura un altro paio di volte, per essere sicuro dell’effetto della sconosciuta magia, e l’anello rispose.

Nel mentre, il golem si era rialzato e avanzava minaccioso, come in precedenza. Myr si alzò in piedi con una strana idea in mente. Se avesse funzionato, probabilmente sarebbe sopravvissuto. In caso contrario, il suo corpo sarebbe stato inghiottito dal cimitero, e la sua anima svanita per sempre. Senza perdere altro tempo in inutili pensieri, cercò di contrarre ogni singolo muscolo conosciuto e sconosciuto, in uno sforzo sovrumano. La roccia si sprigionò dalla gemma, ricoprendo interamente il suo corpo. In quel modo, l’esoscheletro era ben bilanciato, nonostante il considerevole peso. Myr sferrò due colpi tanto lenti quanto letali alla parte bassa del gigante, che cadde in ginocchio, poi premette entrambe le mani sul volto arrugginito, fino ad accartocciarlo. Il corpo del nemico emise un suono sinistro, rimanendo poi immobile a terra. L’artigiano lo imitò, sfinito. Sdraiato al suolo, girò il capo verso destra e vide un’immagine nota disegnata all’entrata di una galleria: il gatto argentato. Simboli del genere indicavano nascondigli di rari golem costruiti con materiale prezioso, come l’argento, l’oro o il diamante, ma altrettanto mobili come i loro gemelli di ferro. A giudicare dall’altezza delle stelle del giorno, aveva ancora a disposizione tra le cinque e le sei ore. Avrebbe potuto prendere uno dei golem nella stanza d’entrata della cripta e tornare alla radura con largo anticipo. La ricerca del prezioso gatto d’argento, tuttavia, lo incuriosiva parecchio…

Capitolo 3

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