Aletheia

Prologo

Un poeta una volta disse che, per quanto puro e incontaminato potesse essere un paesaggio reale, non avrebbe mai potuto essere paragonato, in fatto di bellezza, al quadro di un artista. A favore della sua affermazione, egli ricordò che in natura ci sarebbe stato sempre un minimo dettaglio fuori posto, capace di pregiudicare la perfezione dell’intera visione. In un’opera, invece, la fantasia idealizzata dell’artista avrebbe corretto ogni errore, elevando la realtà percepita alla tanto agognata armonia insita nella perfezione. E se l’imperfezione tanto ricorrente quanto ovvia fosse proprio l’essere umano?

Corre l’anno 1200. Non si può dire che le cose vadano male per la specie umana, definita “Scimmioide” dalla specie Ornisterix. Per i lettori inesperti, gli Ornisterix sono enormi esseri alati, completamente ricoperti di piume. Essi vivono in completa simbiosi con la natura, e custodiscono i segreti dell’intelligenza e della memoria. Le due specie, appartenenti a ceppi geneticamente differenti, si sono evolute sul verdeggiante e rigoglioso pianeta Alana quasi in contemporanea, alimentate da scopi totalmente opposti. Nell’anno 612, gli scimmioidi avevano devastato circa la metà del pianeta, distruggendo gran parte della vegetazione. Costruirono fredde mura, innalzarono edifici imponenti. La loro tecnologia era alimentata da un’energia pericolosa, che con la natura non aveva nulla a che fare. Chiamarono questa loro energia “nucleare”, e la impiegarono nella costruzione di armi e congegni tanto sofisticati quanto pericolosi. Gli ornisterix, invece, vivevano a contatto con la natura, e non avevano bisogno di costruire nulla. L’ambizione e il senso di controllo, così com’era inteso dagli scimmioidi, non venne né compreso né tantomeno percepito dai grandi esseri alati. La loro evoluzione fu interiore, dedita alle arti magiche e ai segreti della vita, non tecnica. Le specie di volatili piumati proliferarono nelle foreste dei grandi alberi, impararono ad ascoltare la vegetazione, il vento, la pioggia e la terra. Questa fu la causa della grande guerra del 903, che vide le due razze contrapposte per ovvie ragioni. Gli scimmioidi bramavano il pianeta, mentre i grandi volatili difendevano l’armonia del pianeta. Furono gli scimmioidi a cominciare la guerra, bruciando intere foreste nella notte. In questo modo tolsero la vita ai tanti ornisterix che dormivano nelle loro case, ignari. Venne allora costituita una delegazione di grandi volatili, per chiarire l’accaduto. La delegazione, guidata dal capo degli ornisterix, si incontrò con una delegazione scimmiesca su un’altura.

     <<Perché avete bruciato le nostre città? Abbiamo per caso fatto qualcosa di sbagliato?>> chiedeva impassibile Orto, il più grande dei volatili rossi mai visto. La sua folta chioma si muoveva in continuazione dall’alto verso il basso, a causa dei repentini movimenti del becco acuminato.

     <<Non sapevamo fossero abitate. E comunque, non capisco dove stia il problema. Siete così tanti, voi polli parlanti>> rispose il capo degli scimmioidi in tono svogliato.

     <<La verità è una sola. Ci serve spazio per costruire. Tra poco toccherà alle foreste dell’ovest, ve lo anticipo, così potrete salvare il vostro culo pennuto. E se non siete d’accordo, andate a beccare vermi da un’altra parte!>> Orto rimase impassibile. La sua chioma, però, iniziò a sibilare. Gli altri ornisterix fecero un passo indietro, come spaventati. La terra sulla quale si trovavano i due schieramenti subì una scossa tanto forte da far perdere l’equilibrio agli scimmioidi. Poi il grande volatile rosso parlò:

     <<Non potete bruciare altro spazio verde. Non avremmo più posto in cui vivere. Ma la questione è molto più ampia, non riguarda solo le nostre abitazioni. Cosa farete, quando non ci sarà più nessuna foresta? Niente ossigeno, né acqua. Ne cibo. Finirete per mangiarvi tra di voi>>. Il capo degli scimmioidi si alzò irato.

     <<Senti questo lurido piccione, senti quante assurdità va dicendo! Amico, quando il problema saranno le foreste, i nostri scienziati impareranno a costruire foreste. Stessa cosa per il cibo e l’acqua. Non ha senso pensarci ora. Lo faremo quando sarà il momento. Ora la priorità è costruire, possedere l’energia e questo dannato pianeta. Per i nostri figli, e i figli dei nostri figli. Ma cosa ne vuoi capire tu, che vivi a spese della natura e non conosci il significato della parola lavoro!!>> fece una pausa per riprendere fiato. Mise una mano dietro la schiena, ed estrasse uno strano oggetto con un’impugnatura stretta e una canna altrettanto stretta e proseguì

     <<Non volete abbandonare i vostri amatissimi alberi? D’accordo, allora vi bruceremo vivi. Non avete né armi né difese. Noi abbiamo bombe, pistole e cannoni. Siete soltanto un branco di anatre e piccioni starnazzanti!>> Orto piegò all’indietro le piume sul capo, socchiudendo gli occhi.

     <<In questo modo mettete in grave pericolo la nostra razza e ogni specie vivente su questo pianeta. Saremo noi ad eliminare voi, fino a quando non rappresenterete più una minaccia. Contrasteremo la vostra magia del fuoco con la magia della terra e dell’acqua!!>>

     Dopo queste parole, si avvicinò rapidamente al capo degli scimmioidi e con un fluido movimento del becco gli squarciò in due il cranio. Gli altri volatili lo imitarono. Uno degli esseri umani riuscì a nascondersi per qualche secondo dietro ad una roccia presente sull’altura, e ad inviare un messaggio agli altri scimmioidi tramite quello che gli ornisterix avrebbero poi definito “sasso parlante”, ma che noi sappiamo essere un telefono cellulare. Ebbe così inizio il grande conflitto. Vennero bruciate altre foreste, devastate città umane. All’inizio gli scimmioidi sembravano prevalere “Avanti, facciamo arrosto questi tacchini giganti!” Dicevano i soldati, mentre bruciavano con i lanciafiamme tutto ciò che ostacolava il loro cammino. Alla fine, però, vinsero gli ornisterix. Orto, il grande volatile rosso, guidò la sua civiltà con destrezza e acume. Distrusse prima i detentori della conoscenza tecnologica, poi le tecnologie. Alla fine del conflitto, il numero degli esseri umani era stato drasticamente ridotto da tre miliardi a poche centinaia. Il pianeta, però, stava morendo martoriato dalle bombe nucleari. Così, Orto si recò nella foresta originale, dove era nato e cresciuto il primo albero, e con lui parlò. Lo supplicò di chiedere a madre terra Gaya, custode della vita, di inghiottire gli ormai deserti insediamenti umani, riportando nuovamente il pianeta Alana alla sua grandezza verdeggiante. Il grande volatile rosso non fece più ritorno dalla foresta originale. Tuttavia, le sue preghiere furono esaudite. Le città degli uomini scomparvero, così con tutto ciò che restava della tecnologia nucleare. Ora e sempre, finché il pianeta Alana ospiterà la vita, Orto verrà ricordato come l’eroe che salvò il mondo dalla più grave imperfezione della natura, gli scimmioidi altrimenti conosciuti come uomini, destinati a vivere per sempre in un giardino incantato, privo della sua più grande forza: l’ambizione.

Vuoi sapere come va avanti? Leggi il primo capitolo:

Aletheia – Un nuovo giorno nella radura

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