Pareidolia – Questione di punti di vista

Cinque stelle. Solo cinque stelle, quella notte, nel cielo nero. Chiunque avrebbe potuto scorgerle dietro agli ispidi banchi di nuvole, rischiarati da una luna morente. Cinque astri più o meno illuminati, che avrebbero potuto essere qualsiasi cosa. Un bambino scalmanato, inseguito dai genitori, cadde e si sbucciò un ginocchio. Iniziò a piangere come un matto, poi per caso alzò lo sguardo e le vide. Com’erano belle. La sua fantasia dispiegò le ali, iniziò a volare libera. E in quei minuscoli puntini lucenti vide una faccia sorridente. Smise di piangere all’istante, e ricambiò il sorriso. In quel momento, dall’altra parte della strada passava un giovane col cuore straziato dalla sua ragazza, ormai ex.

      <<Mi spiace, io non ti amo. Non sapevo come dirtelo, allora semplicemente l’ho detto…>>.

     Queste erano state le parole di lei, un’ora prima. Che senso ha la vita, adesso? Senza una donna niente ha senso. Disperato, alzò lo sguardo verso il cielo e come il bambino dall’altro lato del marciapiede si accorse dei cinque astri solitari in un mare di oscurità. La rabbia e la delusione plagiarono i suoi occhi, e in quelle stelle vide lei che ballava con un altro, il suo vero amore. Si arrabbiò ancora di più, continuando a vagare senza meta, alla ricerca di un bar dove cicatrizzare le infinite ferite amorose. Sotto lo stesso cielo, nella stessa città, lungo la medesima strada vi erano due persone che quasi contemporaneamente videro le stesse cinque stelle, traendone conclusioni opposte. Le loro emozioni avevano giocato un ruolo fondamentale, rendendo unica e profondamente diversa la somma di parti identiche fra loro. Emozioni che avevano preso il sopravvento sulla cosiddetta logica umana, la cui esistenza viene spesso messa in dubbio dal comportamento. Emozioni forti, come quelle provate da un vecchio, non lontano dal ragazzo e il bambino. Chiuso in casa, aveva iniziato a bere dalle cinque del pomeriggio. In quel momento, il suono del campanile cittadino esplose nell’aria, evocando la mezzanotte. Il vecchio si riempì il boccale con del rum. Davanti a lui, su un tavolo, una scacchiera.

      <<Avanti, muovi tu amico>> disse.

     Passarono dieci minuti di completa immobilità.

      <<Avanti, sbrigati! Devo uscire a fare la spesa, tra poco arrivano i miei figli>> aggiunse, scoppiando in una amara risata.

      I suoi figli l’avevano abbandonano tempo fa. Sarebbero tornati il giorno della sua morte, a litigare per gli innumerevoli possedimenti in eredità, inclusa quell’orrenda casa. Per non parlare delle sue tre ex mogli. Si, sarebbero tornate anche loro. E i fratelli con le sorelle e tutta la famiglia. Tutti morti di fame, i cari parenti. Le sue giornate erano vuote da un pezzo, da quando quel maledetto gufo aveva iniziato a parlare. Nessuno gli credeva, ma accidenti, era la sacrosanta verità! Come poteva lui, poliziotto figlio di poliziotti, dire bugie? Nossignore, l’etica prima di tutto. Quel gufo, accidenti. Sembrava volesse aiutarlo, e invece aveva reso la sua vita un inferno. La colpa, però, era stata in gran parte sua. Se solo non avesse seguito quelle ambizioni che gli erano sembrate così allettanti, così sensuali…

     <<La carne è debole, vecchio Ottone, la carne è debole>> disse tra sé, posizionando il cavallo nel mediogioco.

     La carne è debole, si, ma mai quanto lo era stato lui. Tradendo la sua prima moglie con la seconda, e la seconda con la terza. Dopo di lei, aveva giurato di non sposare più nessuna, senza però rinunciare al sesso. Le aveva possedute tutte, senza essere mai stato felice. Forse con la prima…ma allora perché, poi, aveva tradito? Sollevò l’alfiere per muovere, ma si bloccò a mezza altezza. Girò la pedina verso di sé, e iniziò a parlare:

     <<Ne abbiamo discusso spesso, amico mio…ogni volta ti chiedo un parere, e tu mi dai sempre la stessa risposta. E, scusa se insisto, ma credo che a un giovane come te faccia piacere parlare con un vecchio, e alleviarne le pene. No, non devi per forza rispondere, basta che ascolti…>>.

     Mise l’alfiere perpendicolarmente al cavallo, per proteggere il pezzo da eventuali attacchi nemici

     <<Devi conquistare il mediogioco, mai perdere di vista il mediogioco…>>.

     Improvvisamente un cane si mise ad abbaiare in lontananza. Ottone alzò lo sguardo e vide. E bastò un’istante. Un solo istante perché capisse. Allora non vi fu più esitazione. Prese la pistola da sotto il cuscino. Premette la canna fredda contro la tempia, fino a ferirsi. Oltre al sangue, calde lacrime cadevano dalle guance del vecchio. Prima di andarsene, Ottone guardò il piccolo gufo di legno sulla credenza <<Senza di te sarebbe stato tutto così semplice…>> e fece pressione sul grilletto.

     Passarono attimi di silenzio, poi il gufo di legno aggrottò le folte sopracciglia e sorrise. Dispiegò le ali, posandosi sopra la testa dell’uomo

     <<Hai ragione amico mio…più semplice, si, ma tremendamente noioso>>.

Sono sicuro che vi starete chiedendo, incuriositi, quale fu il particolare che fece premere il grilletto al buon Ottone. Ricordate il bambino e il ragazzo menzionati poco fa? Percepirono nella stessa visione un concetto profondamente diverso. Se vi dicessi che il vecchio prese la fatale decisione dopo aver incrociato lo sguardo di se stesso, riflesso in uno specchio? Lui vide odio, dolore e disperazione. Voi, al contrario, avreste visto un innocuo viso rugoso.

NOTA AL TESTO

La pareidolia è l’illusione che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. Un esempio celeberrimo è il volto su marte. L’autore va al di là della teoria, dando un’interpretazione più profonda del fenomeno, soffermandosi sulle cause primarie. Sono le nostre esperienze passate che ci forniscono gli strumenti per interpretare le forme e i profili naturali. Questo avviene in ogni età della vita. Non a caso il primo ad essere introdotto è il bambino, rappresentante della fanciullezza, poi l’uomo, e infine il vecchio. Le emozioni, evocate dai ricordi e dalle esperienze pregresse, guidano le azioni dell’essere umano, le rendono “plausibili” agli occhi di chi le compie. Per questo il vecchio, dinanzi al suo volto, vede un uomo finito, e decide di premere i grilletto. Il gufo, omaggio a Hieronymus Bosch, pittore olandese vissuto tra il 400 e il 500, rappresenta il male puro, che agisce solo per danneggiare e offre potere in cambio della felicità. L’artista olandese era solito raffigurare il gufo in molte delle sue opere, persino nelle rappresentazioni del paradiso e del purgatorio, come a dare un avvertimento: le radici del male sono ovunque, anche in luoghi insospettabili.

Autore: Amedeo Draghi

Laurea magistrale in psicologia cognitiva applicata, tirocinio professionalizzante in neuropsicologia dello sport. Da sempre appassionato di psicologia, scrittura, allenamento e nutrizione e Social Media Marketing. Gestisco tuttora due progetti da me ideati: Psicologia Cognitiva Applicata e Tragodialibri, e collaboro in vari altri progetti. Vieni a trovarmi!

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