Capitolo 10 – Denti da ratto

…premette sul polso per girarlo verso di sé. Al tatto, percepì un battito cardiaco estremamente accelerato. Decisamente troppo elevato per una persona priva di sensi. Andrea si mosse repentinamente. Mise un braccio attorno alla gola dell’ignaro visitatore. Con la mano opposta premette la fredda canna della pistola sulla tempia nemica. “Adesso mi dici chi cazzo sei. E soprattutto, perché non dovrei farti saltare il cervello all’istante…cinque secondi a partire da ora”. L’altro cominciò ad ansimare rumorosamente “Luigi…sono…Luigi…l’amico di Adelina…” Il detective si mosse verso l’unica lampada rimasta intatta. La luce rivelò il terribile aspetto di Luigi

<<Che occhi…cosa ti sei calato prima di venire qui? Ne avresti ancora una dose?>>

Gettò a terra la pistola, scarica a causa dello scontro precedente, e si lasciò cadere a terra.

<<Anche tu vuoi uccidermi, vero? Bene…non ho intenzione di porre altra resistenza…>> di tutta risposta, Luigi sedette accanto a lui e sorrise, mettendo in mostra gli orrendi canini

<<Sono venuto per salvarti, ma temo di essere arrivato leggermente in ritardo. In ogni caso, vorrei dirti quello che posso>>

Andrea agguantò sogghignando la bottiglia di Brandy, che come la lampada non aveva subito danni. Dopo cinque lunghi sorsi, assunse un’aria decisamente più rilassata

<<Ora sono pronto ad ascoltare qualsiasi cazzata tu abbia da dire, mostro>>

I due rimasero a fissarsi per un paio di minuti, in silenzio. Spazientito, il detective brandì la bottiglia come fosse una spada, rovesciando parte del prezioso liquido sul divano.

<<Muoviti! Sono le quattro del mattino, e dopo una seratina del genere non mi spiacerebbe chiamare i colleghi e dare una ripulita a questa stalla del cazzo. E magari, dare la caccia a quella sgualdrina…>> Luigi sorrise con aria preoccupata

<<Bene, iniziamo…dimmi…cosa pensi io sia?>>

Andrea si avvicinò di più, osservando da vicino lo strano individuo. Occhi rossastri, orecchie pelose, più lunghe del normale. Denti lunghi come coltelli di un macellaio.

<<Ad occhio e croce, un roditore. Un grosso e grasso topo di fogna con i denti troppo cresciuti>>

<<Essenzialmente, si. Di certo il ratto è l’animale che mi assomiglia di più. Tuttavia, la mia gente è stata chiamata con vari nomi. Succhiasangue, sanguisughe, vampiri…>>

Andrea scoppiò in una fragorosa risata, spargendo brandy per la stanza

<<Accidenti! Pensavo di essere io l’alcolizzato!>>.

Luigi continuò a parlare, come se niente fosse

<<Ci sono diverse specie di vampiri. Io appartengo alla più mite. Ci nutriamo principalmente del sangue di piccoli mammiferi.  Niente vergini o cose simili. Le vergini servono, si, ma a fabbricare utensili magici. Abbiamo però cugini più grossi che consumano regolarmente sangue umano. O meglio, consumavano, al giorno d’oggi si sono estinti.>>

Il detective trangugiò l’ultimo sorso di alcolico, sempre più confuso. Una bottiglia di meno di un quarto d’ora.

<<Non capisco…vampiri, belle donne che si trasformano in mostri alati. E, soprattutto, perché tutto a casa mia?>>

Luigi esortò a raccontare l’accaduto nei minimi particolari. Appena l’uomo ebbe finito, disse:

<<Ali d’oro, serpenti al posto dei capelli. Era una delle tre Gorgoni. E mi stupisce che un essere umano sia rimasto illeso.>>

<<Illeso? Amico, ho la testa che mi scoppia, lividi fino al buco del culo…>>

<<MI spiego meglio. Vedi questi?>> disse il vampiro, indicando una miriade di piccoli buchi di dimensioni variabili sul parquet

<<Sono stati provocati dal sangue della Gorgone…altamente corrosivo. Il fatto che tu abbia il suo sangue sulla pelle, e che questo non ti abbia ucciso, non ha una spiegazione logica>>

Andrea abbassò lo sguardo sul petto, e vide numerose chiazze rossastre sulla sua pelle.

<<Tuttavia, la gorgone è l’ultimo dei tuoi problemi. La farfalla dorata che mi hai portato è un antico simbolo, rappresenta la morte, ma anche la rinascita. Gli esseri umani, tuttavia, non possono vederla, perché essa non fa parte del mondo che conosci. Sei sicuro di essere…>> e si bloccò di colpo, drizzando le orecchie a punta.

<<Dobbiamo andarcene, e alla svelta. Ti porterò al sicuro, fidati di me>>

Andrea avrebbe voluto protestare. Si guardò attorno, dubbioso. Le assi del parquet devastate, televisore e sedie nei muri, e dopo la bottiglia di brandy, un tasso alcolemico da elefante. Decise di seguire Luigi, che nel mentre aveva assunto di nuovo un aspetto vagamente umano.

In cinque minuti di macchina raggiunsero uno spazio verde tra due enormi complessi residenziali. Avvicinandosi al prato, Andrea vide una casella della posta vecchio stampo: un pezzo di latta rossa malamente impalato su un grezzo bastone di legno. Luigi estrasse un pugnale argenteo e incise un ampio taglio sul palmo, facendo il sangue all’interno della latta. Una vecchia casa si materializzò dal nulla. Dopo aver pulito accuratamente l’arma sull’erba, disse:

<<Entra. Troverai una persona…insomma, qualcuno che potrà aiutarti. Io devo andare a trovare dei vecchi amici per capirci qualcosa…>> e si fiondò in macchina senza attenere risposta alcuna.

Andrea sospirò sconsolato. Una decina di ore fa, una donna provocante si era trasformata, sul suo bel divano, in un orrore volante con vipere al posto dei capelli, e ali di piombo. Poco dopo, un grosso topo parlante l’aveva probabilmente salvato da morte certa, portandolo davanti alla casa di un presunto alleato. Avrebbe raccontato questo, ai colleghi? Non aveva scelta. Si incamminò con passo lento verso la casa, più confuso che mai…

FINE PARTE PRIMA

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