L’insostenibile peso dell’anima

Questo racconto è ispirato a reali fatti di cronaca, avvenuti tra il 1890 e il 1920 a Boston. Nonostante i nomi di alcuni personaggi non siano stati cambiati, la caratterizzazione dello spazio, del tempo, degli eventi e della caratterizzazione dei personaggi stessi è frutto della fantasia artistica dei nostri autori

L’insostenibile peso dell’anima

L’uomo ha da sempre cercato di comprendere le regole dell’immenso gioco della vita. Menti illuminate hanno scoperto le leggi della matematica, della fisica e del comportamento. Questo sforzo immane, se da un lato comporta numerosi vantaggi, ha numerose pecche. Una di queste, senz’altro la più grave, consiste nel pensare di poter imprigionare fenomeni al di sopra dell’esistenza umana in semplici formule, che si snodano per ampie lavagne universitarie in una moltitudine di numeri e simboli. La scienza è davvero così potente come le ormai migliaia ricerche e pubblicazioni vogliono farci credere? Un’ipotesi è davvero inesistente, se il suo coefficiente statistico risulta non significativo? Senza ulteriori preamboli, in questo manoscritto verranno esposte le vicende, e la triste fine di chi, abbagliato da una visione scienza-centrica, cercò di calcolare il peso dell’anima. Una storia che forse è già arrivata alle vostre orecchie, ma che merita di essere raccontata. Questa è la storia di Duncan MacDougall…

21 grammi

Mike Lombo non riusciva a credere ai propri occhi. La bilancia si era mossa, anche stavolta.

<<Allora, stavolta abbiamo…22,5 grammi. Oh, buon vecchio John, sei il migliore! 22,5 grammi, uno in più della vecchia Annette! Mike…i cadaveri pesano una ventina di grammi in meno…appena dopo la morte!>> esclamò Duncan MacDougall, in preda al l’euforia.

Mike rimase muto, perso in un oceano di pensieri. Immaginava già i grandi titoli sui giornali: Eminenti scienziati icercatori scoprono peso dell’anima: 21 grammi! O qualcosa del genere.

<<In media 21 grammi. In media, perché i soggetti validi sono cinque. Pesati prima e dopo la morte. Appena dopo la morte. 21 grammi, come quattro fette di tacchino!>>

Duncan lo osservò incuriosito

<<Sei diventato scemo? Avanti, dammi una mano a riordinare il laboratorio. Poi andremo a festeggiare da qualche parte! Una bella sbronza non ce la toglie nessuno!>>

I due uscirono dall’università un’ora più tardi, già ubriachi. Il dottor MacDougall teneva una scorta di Rum invecchiato tra i polverosi libri di medicina dello studio. Una bottiglia fu sufficiente per rendere i due del tutto incapaci di intendere e di volere. Mike suggerì di lasciare le macchine nel parcheggio e di raggiungere il locale più vicino a piedi. Vista la situazione, Duncan non ebbe nulla in contrario. Entrarono in un piccolo pub frequentato da studenti.

<<Ehy baarman, portaci due birre e due rooom, please! Due…rum senza quello schifo di ghiacco!>> ordinò Duncan, imitando uno sgradevole accento british.

Furono subito serviti. Quello fu il primo di un’interminabile serie di alcolici di ogni tipo, sempre meno graditi. Al settimo giro, Mike non riuscì a trattenere un rigurgito.

<<Amico…io me ne vado in bagno, ma non ti muovere! Torno subito per l’ottavo giro… >> disse il dottor Lombo, scomparendo dietro le porte dei servizi maschili.

Duncan emise una sonora risata. Girandosi verso il barista per l’ennesimo ordine, si accorse di una bella donna dall’altra parte del bancone. Bruna, occhi verdi e pelle chiara. Rimase inebetito a fissarla per una manciata di secondi. Lei se ne accorse. Gli strizzò l’occhio e se ne andò. Duncan decise di seguirla, senza pensarci troppo. Appena fuori dal locale scorse la misteriosa figura slanciata svoltare in uno delle tante vie laterali delle fredde strade di Boston. Corse verso di lei, che lo stava aspettando appoggiata al muro, in fondo al vicolo. Indossava una giacca e dei pantaloni di pelle scura attillati.

<<Duncan, eccoti qui. Ti ho aspettato dall’altra parte del bancone per tutta la sera…ci sono voluti sette drink perché ti accorgessi di me?>>

<<Chi sei? Parli troppo…per essere una d…donna>> farfugliò il dottore, avanzando verso di lei.

Quando fu abbastanza vicino, la prese per i fianchi e cercò di baciarla, ma invano. La misteriosa donna si ritrasse, poi premette la sua fronte a quella dell’ubriaco.

<<Bella scoperta, quella di oggi. Il peso dell’anima…>>

<<Già!! Diventeremo famosi, io e quel lurido vecchio di Lombo-sauro!>> rispose Duncan, al settimo cielo. Solo in un secondo momento si accorse della discrepanza.

Cercò di ritrarre la testa, ma non riuscì a muovere un muscolo, come paralizzato

<<Brucia ogni prova, non andare avanti con la ricerca. È un consiglio che ti do da essere umano…questo è il primo avvertimento. Poi ce ne sarà un secondo, ed infine un terzo. Quando mi mostrerò con le mie vere sembianze, sarà troppo tardi…>>.

Duncan percepì le forze ritornare. Indietreggiò cadendo. La ricerca era troppo importante…per se stesso e per il mondo. Cosa avrebbero potuto scoprire, indagando ancora? Gli occhi verdi della donna, prima giudicati come straordinariamente belli, parevano essere diventati quelli di una bestia. Di uno spietato predatore che, conscio della sua superiorità, rende la preda inerme con un solo sguardo.

<<Non avrai…NON AVRAI MAI LE MIE RICERCHE! IO CHIAMO…chiamerò…>>

<<Dun, che diavolo stai blaterando?>> disse qualcuno alle sue spalle.

Duncan si voltò di scatto e vide Mike Lombo, appoggiato ad un muro laterale del vicoletto

<<Mike, lei vuole distruggerci, vuole eliminare le nostre ricerche!>>

<<Lei chi?>>

<<Come chi? Santo dio, quanto hai bevuto!?>> rispose Duncan, visibilmente irritato.

Mike si strinse nelle spalle:

<<Io vedo solo me e te. Dottor MacDougall, è ora di smettere di bere per entrambi…>>

Duncan si girò nuovamente verso la fine del vicolo, incredulo. Della donna nessuna traccia.

<<Te lo giuro! L’ho vista! Era lì! Una bella donna, mora, occhi verdi…>>

Mike si staccò a fatica dal muro e aiutò il collega a rialzarsi

<<Va bene, ti credo Dun, ti credo…oh! Guarda! Un Cane parlante!>> e scoppiò a ridere

Duncan lo guardò bieco, senza fiatare. I due ritornarono all’università. Ancora troppo ubriachi per guidare verso casa, decisero di dormire in ufficio…

Il peso della conoscenza

Vennero svegliati dalle prime luci dell’alba, ancora leggermente frastornati. Duncan riprese a lavorare all’esperimento, analizzando approfonditamente i dati: cinque dei sei pazienti avevano perso, subito dopo la morte, circa tra i 20 e i 23 grammi di peso corporeo. La prova inconfutabile dell’esistenza dell’anima. Mike, grazie alle sue conoscenze, riuscì a far trapelare la notizia ai piani alti, e successivamente a pubblicare su una prestigiosa rivista scientifica. La sensazionale notizia si sparse ben prima della pubblicazione, finendo addirittura in prima pagina sul New York Times nel marzo del 1911. Dopo l’entusiasmo iniziale, la comunità scientifica espresse i suoi dubbi, che tuttavia vennero immancabilmente smentiti dai dati in possesso dei due ricercatori. Dati inconfutabili, fino a prova contraria. Il dottor MacDougall ottenne cospicui finanziamenti per portare avanti gli studi. Mike fu felice di vedere l’amico così coinvolto, ma non poté fare a meno di notare un certo cambiamento, fin dal mattino seguente alla scoperta. Duncan sembrava sempre all’erta, come in attesa di un evento catastrofico.

<<Senti Dun…potrebbe anche essere la scoperta del secolo, ma devi restare vivo. Stasera non hai toccato cibo…cosa ti sta succedendo?>> gli chiese una sera, dopo una cena tra colleghi.

<<Mi tormenta, Mike. Mi tormenta da anni, ormai. Ed è la seconda volta. La terza sarà l’ultima, ha detto…devo scoprire più che posso nel tempo che ho a disposizione…>>

Lombo lo osservò perplesso

<<Spiegati meglio. Chi ti tormenta?>>

<<Quella donna, Mike! Sento costantemente la sua voce. Non dormo da mesi, ormai…>>

<<La donna…la donna che pensavi di avere visto nel vicolo dopo la sbronza? Andiamo, sono stronzate. Dimmi cosa succede!>>

<<Ti ripeto, è così! E se non mi credi, fanculo Lombo-sauro!>> sibilò Duncan, chiudendo la portiera della macchina.

Mike conosceva bene il collega. Chiamò il buon Ivan, un ragazzone alto due metri e largo tre, esperto conoscitore di cattive maniere. Diede disposizioni chiare e semplici:

<<Stagli addosso, e riferisci tutto. Dove va dopo lavoro, con chi si frequenta. Fai particolare attenzione a una donna mora con gli occhi verdi. Se dovessi vederla, non esitare a minacciarla. Anzi, falla sparire.>>

Ivan sembrò particolarmente eccitato dalle ultime parole di Lombo

<<Sarà fatto, doc. Speriamo sia bella donna…>>

Dopo due settimane di continui aggiornamenti, Ivan non si fece più vivo. Mike cominciò ad insospettirsi. Individui come quel ragazzone non lasciavano il lavoro a metà, a maggior ragione senza aver ottenuto la paga. Nel bel mezzo di una notte tempestosa, la sua curiosità venne placata. Alle tre e sette minuti del mattino, il telefono di casa prese a squillare. Lombo sollevò la cornetta, straordinariamente reattivo:

<<Spero sia di VITALE importanza>>

Dall’altro lato rispose una voce amica, che tuttavia Mike non riconobbe subito

<<L’hai mandato al macello. Perché non mi hai detto che avevi intenzione di farmi pedinare? Avrei cercato di dissuaderti…>>

<<Dun, sei tu? Di cosa stai parlando? Non capisco…>>

<<Hanno già trovato il suo corpo, Mike. Domani la notizia sarà su tutti i giornali. È stata lei…me lo ha confessato stanotte…mentre mi parlava nel sonno…>>

Lombo rimase a bocca aperta. Non riuscì a ribattere in alcun modo. Passarono trenta secondi, nei quali nessuno dei due proferì parola alcuna. Fu Duncan il primo a riattaccare. Il giorno seguente la notizia della morte di Ivan apparve su tutti i giornali. Il ragazzo era stato trovato morto vicino all’università, con un palo di legno conficcato nel cuore. Alcune testate, inoltre riportavano un fatto più che insolito: il poliziotto che aveva ritrovato il cadavere avrebbe visto una farfalla dorata uscire dalla bocca del cadavere ancora caldo. Appena dopo la morte, quindi. Mike, dopo aver letto la notizia a colazione, commentò ad alta voce:

<<Quante stronzate, per far notizia…>>

La moglie Carla, intenta ad inzuppare i biscotti nel caffè, annuiva seriosa

<<Caro, quel ragazzo morto…mi sembra di averlo già visto. È per caso venuto a casa nostra, qualche volta?>>

<<No, no, amore. Ti sbagli…>> rispose Mike, rigido.

La morte di Ivan non lo aveva particolarmente scosso. Capita di lasciarci la pelle se fai certe cose, libro delle cattive maniere, capitolo tre. La notizia sconvolgente era la telefonata di Duncan.

<<Come avrà fatto a saperlo…prima della pubblicazione della notizia…che lo abbia ucciso lui?>>

Carla lo osservò dubbiosa

<<Chi?>>

Mike si accorse di aver pensato ad alta voce

<<Oh, scusami amore, ho parlato a sproposito. Ora devo andare in laboratorio, ho delle faccende da sbrigare…>>

La terza apparizione

Passarono gli anni, e la faccenda si complicò parecchio. Le ricerche di Duncan continuarono, fino ad infrangersi contro il solido muro dell’impossibilità. L’esperimento venne replicato sui cani, tuttavia non venne calcolata nessuna differenza di peso post mortem. Duncan cercò di ribaltare a proprio vantaggio i risultati deludenti. Disse che si trattava di una prova inconfutabile del fatto che solo l’essere umano fosse dotato di anima. Iniziarono ad apparire i primi scettici. I più puntigliosi esaminarono i dati degli esperimenti, trovando cavilli a cui aggrapparsi, di carattere qualitativo, quantitativo e metodologico. In poco tempo, nessuno volle più sentir parlare del dottor MacDougall e delle sue fantomatiche scoperte. A Duncan non era rimasto nulla, se non pochi spiccioli e la convinzione che l’anima fosse misurabile. Quella notte sarebbe stata la sua ultima, ne era certo. La donna dagli occhi verdi lo aveva accompagnato, sin dal giorno seguente il loro incontro. La sua voce non aveva mai smesso di tormentarlo, ma lui aveva tenuto duro. Ed era arrivato a scoprire una verità assoluta, che nessun uomo sarebbe riuscito a rivelare al mondo. Nemmeno lui. Scrisse le sue scoperte, e le nascose nell’unico modo in cui la donna non avrebbe mai potuto trovarle. Quella fu la sua più grande colpa. Un atto di meschinità nei confronti delle divinità superiori, che decisero di porre fine alla sua vita la sera del 23 dicembre del 1920. Duncan era intento a riordinare gli ultimi appunti in una squallida camera di un Hotel della periferia di Boston, quando una voce alle sue spalle lo fece sobbalzare:

<<Duncan, ma allora non riesci proprio a stare senza di me!>>

Era lei, la giacca e i pantaloni di pelle attillati. I soliti occhi verdi, spietati.

<<Sapevo che questo momento sarebbe arrivato. Non ho paura di te. Presto l’umanità conoscerà la verità…>>

<<Dun, l’umanità non sarà mai pronta. Ci abbiamo già provato, con scarsi risultati. La vostra incapacità di accettare le cose…di trovare l’ordine nel caos…è limitante. So che hai nascosto i tuoi veri appunti da qualche parte, ma qualcosa mi impedisce di vedere. Non costringermi a farti del male…>>

Il dottor MacDougal incrociò le braccia e rispose a tono:

<<Le mie scoperte sono più grandi di me. Preferisco morire e consegnare la verità su tutti noi, piuttosto che vivere altri mille anni nella vergogna!>>

Queste furono le sue ultime parole. La donna dagli occhi verdi si trasformò in un essere immondo, e colpì mortalmente il dottor al cuore con una spada. Duncan cadde a terra, ancora semicosciente. Quando esalò l’ultimo respiro, una farfalla dorata uscì dalla sua bocca. L’essere immondo la divorò. Poi, decise di consegnare il corpo del dottore ad un’entità superiore, affinché lo conservasse per l’eternità.

La vita del dottor MacDougall finì quella sera. Le sue scoperte, tuttavia, continuano a vivere da qualche parte, nel mondo moderno, in attesa di essere trovate da menti altrettanto rivoluzionarie, pronte a ribaltare l’equilibrio delle forze dell’universo…

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