IL QUINTO ASSENZIO

INTRODUZIONE AL TESTO

Il testo seguente, ispirato dalla celeberrima opera “L’assenzio” di Degas, tratta un temi tanto comuni quanto interessanti: il giudizio superficiale del comportamento altrui e la difficoltà di riconoscere determinati nostri comportamenti come causa scatenante di un problema. Il tutto, all’interno di un legame amoroso, condito da concetti atti a richiamare l’epica greca: Hybris e Nemesis. Non ve l’aspettavate, vero? Che burloni che siamo (ah-ah-ah).

Come? Non sai di cosa sto parlando? Leggi gli articoli di approfondimento nella sezione Antiche attualità, per comprendere appieno il significato della storia.

IL QUINTO ASSENZIO

PROLOGO

Due figure solitarie, impresse sulla tela dalla sublime mano dell’artista. Un barbone. E una prostituta. Lo sguardo fisso sul bicchiere dinanzi a lei. Assenzio. Lo stesso liquido incolore che riempie il calice di Giovanni. È il terzo giro, ormai. Ma a lui non interessa. Beve tutto d’un fiato, e rimane ad osservare quel quadro tanto angosciante quanto realistico. L’arte di Degas ha reso tangibile lo stato d’animo della donna. Rassegnazione. Il medesimo sentimento che affligge il disperato osservatore. Il barista conosce Giovanni, sa dell’intricata situazione che lo attanaglia. Prova a sollevargli il morale a modo suo:

<<Ehy, Gio! Non è che se imiti la prostituta di Degas fanno un quadro anche a te!>>

Nulla da fare. Il cliente mostra un sorriso innaturale:

<<Portamene un altro, ti prego>>

Massimo obbedisce a malincuore. Giovanni ritorna serio, riprende ad osservare l’opera d’arte. Trova una certa complicità nella figura della donna. Non è sola. Potrebbe richiamare l’attenzione del barbone che ha a fianco, per condividere i pensieri che affollano la sua mente, e a sua volta ascoltare quelli dell’interlocutore. A giudicarli da fuori, ne avrebbero da dirsi. Perché, invece, non muove gli occhi dal bicchiere? Il quarto giro è arrivato. Il barista evita battute inutili, questa volta. Sono le nove, l’orchestra jazz inizia a suonare. Il pezzo di apertura frantuma il cuore del nostro bevitore d’assenzio, già sanguinante. Riconoscerebbe quelle stanche note ovunque. È un pezzo di Hart Pepper, e porta il nome della donna che lo ha deluso e tradito: Patricia. “Perché mi hai fatto questo?” Pensa disperato, Giovanni. Torna ad osservare il quadro. In quel momento accade qualcosa di straordinario. Il barbone, che fino a poco fa dirigeva lo sguardo a sinistra, gira la testa verso di lui:

<<Ehi, tu!>>.

L’uomo è incredulo. Si strofina gli occhi per due volte, poi appoggia la testa dolorante sul bancone. Dopo cinque minuti alza di nuovo lo sguardo verso il quadro. Il barbone non si è mosso. Lo fissa corrucciato . Ripete:

<<Ehi, tu! Si, dico a te! Sei scemo, per caso? Avvicinati, dannato ubriacone!>>

Giovanni si avvicina al dipinto, esitante. Risponde con un filo di voce:

<<Come fai a parlare? Sei finto…>>

L’altro incrocia le braccia

<<Come ti permetti? Ora ti…>>

Una voce femminile lo interrompe:

<<Marcell, ti prego! Non essere scortese>> ora è la bevitrice di assenzio a parlare

<<Vieni, caro, siedi con noi!>>

Giovanni esplora il bar con lo sguardo. Gli altri clienti sembrano non essersi accorti di nulla. Il barista, fermo alle spine, sta spillando due birre. Probabilmente il quarto giro d’assenzio si sta facendo sentire. La donna, sorridente, lo invita di nuovo a raggiungerla. Giovanni pensa di nuovo a Patricia. Cosa rimane da perdere? La dignità se n’è già andata tempo fa. E poi, cercare di entrare in un quadro appeso ad una parete non ha mai ucciso nessuno. Decide di accettare. Posa una mano sul dipinto. Il mondo intorno a lui comincia a girare fino a confondersi con le macchie multicolori della tela…

 

UNA VERITA’ INASPETTATA

Giovanni socchiuse leggermente gli occhi. Una luce innaturale illuminava la scena. Vide il barista Massimo chiacchierare con una ragazza ad un tavolo. Percepì l’irrefrenabile bisogno di un quinto assenzio. Alzandosi a fatica, sussurrò:

<<Ehi, Massi, un altro giro!>>

L’altro continuò a parlare con la bella, come se niente fosse. Giovanni fece due passi verso di lui. Stava per raggiungerlo quando colpì qualcosa di duro col volto. Cadde a terra di nuovo, dolorante. Tastò con la mano l’aria e scoprì che fra lui e il bar si ergeva una sorta di muro invisibile.

<<Mon amì, dove pensi di andare?>>

La voce dal timbro possente proveniva dalle sue spalle. Voltandosi di scatto, vide. Non poteva credere ai suoi occhi. Dietro a due luridi tavoli sedevano il barbone e la prostituta.

<<Potremmo conoscere il nome del nostro ospite? Ehm…vorresti qualcosa da bere? Dell’assenzio, magari?>> disse quest’ultima in tono gentile.

Giovanni si alzò di scatto, colpendo con tutta la sua forza la parete invisibile

<<Aiutatemi! AIUTO! SONO INTRAPPOLATO QUI DENTRO>>

<<Tutto inutile, nessuno udirà le tue parole. Tra poco sarai libero…dovrai solo osservare. Avanti, siediti!>> Giovanni, sconsolato, assecondò le richieste dei due strampalati personaggi.

<<Va bene, ma come faccio ad andarmene? E poi…osservare cosa?>>

La donna sorrise dolcemente

<<Con calma, c’è tempo. Iniziamo con le presentazioni. Mi chiamo Ellen. Lui è Marcell, detto Marcellin. Siamo lieti di averti con noi. Abbiamo percepito le tue emozioni. Ti mostreremo alcune cose utili per…chiarire i tuoi dubbi. Nulla accade per caso. Presentati, ora>>

<<Dunque…mi chiamo Giovanni, ho ventotto anni. Il mio più che elevato tasso alcolemico mi permette di sostenere un dialogo con una puttana e un barbone puzzolente dipinti in un quadro. Ah, ho una domanda anche io…olio su tela, giusto?>>

Marcel si protese col busto verso di lui, rabbioso:

<<Idiota! Stiamo cercando di aiutarti, e tu ci insulti! Ellen, avanti, spediamo questo bastardo nell’Ade, dove merita di passare il resto dei suoi giorni!>>

La donna scosse la testa. Mise una mano sulla spalla di Giovanni

<<Ascolta, caro. Capisco che tu sia confuso. Non sei obbligato a credere nella nostra esistenza. Sappi però che non siamo né un barbone né una prostituta. Per comprendere meglio la situazione, guarda>> disse, puntando il dito verso la parete invisibile.

L’ampio antro del bar si erano rimpicciolito. I tavoli e il bancone erano scomparsi. Al loro posto figuravano un letto matrimoniale, un armadio a quattro ante e un comodino. Una donna castana e ricciola stava piangendo con il volto sul cuscino.

<<Patricia…>> mormorò Giovanni, completamente rapito…

Patricia piange senza sosta da almeno dieci minuti. Continua a guardare il telefono, in attesa di quella telefonata “Non può essersi dimenticato. Dev’essere uno scherzo…” Pensa, disperata. Calde lacrime cadono sul soffice cuscino. Il calendario appeso sopra al comodino segna il 23/08. Oggi è il suo compleanno. Giovanni, l’uomo che ama, è lontano. In compagnia di un’altra donna. Il tempo passa, il telefono tace. Sono le tre di notte, ormai. Senza accorgersene, Patricia cade in un sonno scomodo, tra lacrime e nostalgici ricordi amorosi…

<<Dicci, mon amì, ricordi quella sera?>> esordì Marcel, incrociando le braccia sul voluminoso petto.

Giovanni si strinse nelle spalle.

<<Ero con una collega. In un’altra città. Sono stato fedele, lo giuro. Però…mi sono dimenticato di farle gli auguri. Per me è normale, non ricordo nemmeno il compleanno di mio padre. Per di più non pensavo se la fosse presa così tanto…dopo qualche giorno sembrava essere tornato tutto alla normalità>>.

Questa volta fu la pacifica Ellen a perdere le staffe:

<<Non mentire! Siamo a conoscenza di ogni cosa…sappiamo bene cos’è successo tra te e la tua collega!!>>.

Giovanni abbassò la testa. I sensi di colpa sfondarono le robuste mura di scuse costruite nei mesi successivi al tradimento.

<<Confesso…sono andato a letto con Anna. C’è sempre stato del tenere fra noi. Ho sbagliato, lo ammetto, tuttavia…>>

Marcel scosse la testa

<<Tuttavia niente. Ti sei macchiato di una colpa piuttosto grave. Inconsapevolmente, hai sfidato gli dei…hybris. Chi ti credi di essere? Zeus, per caso? Dimmi ora, qual la naturale conseguenza della hybris?”>>

Giovanni socchiuse gli occhi, intento a riflettere. Reminescenze degli ormai lontani studi classici affiorarono in superficie.

<<Hybris e nemesis, un atto di arroganza nei confronti delle divinità, corrisponde una nemesi. Una…vendetta divina>>.

Marcel sorrise amaramente

<<Esatto. Gli dei hanno voluto punirti per il tuo comportamento immaturo nei confronti di una donna che ti stava offrendo un pegno dal valore inestimabile: l’amore incondizionato. Tu, al contrario, non hai nemmeno lontanamente compreso il suo valore. Di nuovo, osserva attentamente>>.

Come in precedenza, lo spazio dietro alla parete invisibile mutò. Apparve una sala immersa in un’atmosfera onirica, che rendeva sfumati i contorni, lasciando nitida la scena centrale. Attorno ad un tavolo in legno bruno sedevano un uomo e una donna.

<<Casa mia…e quello sono io!>> Disse Giovanni, riconoscendo se stesso con un paio d’anni in meno…

Patricia solleva la teiera con mano tremante. È tremendamente stressata, vorrebbe condividere i pesanti affanni col compagno

<<Sai, amore, oggi al lavoro il capo…>> tutto inutile.

Giovanni annuisce distratto, lo sguardo fisso sul televisore

<<…cosa ne pensi?>>

Lui si stringe nelle spalle

<<Amore bello, potresti ripetere dal capo? Sono veramente stanco, sai, oggi è stata una giornata pesante…>> Ed inizia a raccontare.

Patricia ascolta, prova ad incoraggiarlo. Come ogni volta, riesce nel suo intento. E, come ogni volta, lui ringrazia e non ricambia.

<<Bene, ora andrò a riposarmi qualche ora…vieni con me?”>> lei rifiuta prontamente

<<Vai pure…io devo…finire delle cose…>> appena è lontano, Patricia prende quella lettera.

È arrivata oggi, da un suo vecchio amico. Più che amici, a dire il vero. I sentimenti per Giovanni sono autentici, non è uno scherzo. Ma lui è sempre assorto dal lavoro, il blog, i clienti del personal training. Apre e comincia a leggere:

Cara Patricia,

innanzitutto spero di non aver sbagliato indirizzo…”

Sorride. Continua a leggere, fino alla fine.

…so che sei impegnata con un altro, tuttavia mi piacerebbe rivederti. Nel caso in cui non dovessi rispondere, non me la prenderei. Anzi, capirei benissimo il tuo comportamento…”

Quelle parole la fanno sentire bene. Allora capisce. Tra lei e Giovanni qualcosa si è rotto. Forse per sempre. Esita ancora qualche secondo. Rispondere al suo amico va contro ogni suo principio. È impegnata, non dovrebbe. Cosa ne sarà di loro? Oh, al diavolo! Impugna la biro e comincia a scrivere parole di fuoco sul pallido foglio:

“Caro Michele,

 sarebbe fantastico rivederti, anche solo per un caffè…”

La stanza si dissolse, lasciando di nuovo spazio al bar. Massimo stava pulendo il locale, giunto a chiusura. Giovanni scosse la testa energicamente

<<è stata tutta colpa mia. Tutta colpa mia…>>

Ellen sospirò, abbracciando dolcemente l’uomo dal cuore infranto

<<Non disperare. Sei qui per un motivo preciso. Come ho detto prima, nulla accade per caso. E noi ti aiuteremo. C’è un’ultima cosa che vogliamo mostrarti, poi sarai libero. Ricordi la notte del tradimento di Patricia?>>

Giovanni rise di gusto

<<Prego ogni notte di dimenticarlo…>>

La donna guardò Marcel, sconsolata. Quest’ultimo prese la parola:

<<Bene. Prima che tu arrivassi per farle una sorpresa…ignaro che lei ne stesse facendo una a te, accadde qualcosa che devi sapere. Lei non ti ha mai tradito…>>

<<Non mi ha mai tradito? Ma se l’ho colta in flagrante! Nel mio letto con Michele, il DOTTOR MICHELE! Dannato!!>>

Marcel si coprì le orecchie con entrambe le mani

<<Cosa mi tocca sentire! Taci, asino, e osserva!>>

La stanza da letto è la stessa della prima scena. Questa volta, però, le persone sul matrimoniale sono due. Patricia bacia Michele con passione. Lui la sta spogliando lentamente, come ogni dolce amante farebbe con la propria donna. Lei chiude gli occhi, si morde le labbra ad ogni bacio sul candido collo. Ad un tratto, però, lo allontana

<<Michele, non ne sono sicura…>>

L’uomo sospira, spazientito

<<Patricia, sei stata tu ad invitarmi qui, a sedurmi col tuo corpo, con la tua voce. Perché vuoi fermarti, ora?>> lei conosce benissimo i motivi del suo comportamento. Ma non può spiegarlo.

Non può confessare di aver percepito il profumo di Giovanni sul cuscino. Quel profumo, dolce e così forte, che la fa sentire al sicuro. Che le ricorda quanto tenga a lui, al di là di ogni cosa.

<<Michele, scusami. Sono molto confusa…è stato un errore>> si alza, comincia a vestirsi

<<Credo dovresti andartene, ora…>>

lui la imita, sdegnato

<<Complimenti. Meriti quello maledetto che dorme accanto a te ogni notte!>>

È geloso. Anche se non ne avrebbe il diritto. Patricia esplode:

<<Non parlare in questo modo di Giovanni! Non lo conosci!>> Si avvicina e lo colpisce al volto con uno schiaffo.

In quel preciso istante Giovanni entra in camera da letto. I due amanti non hanno sentito né la macchina, né la porta, troppo impegnati a litigare tra loro…

<<Allora?>>

La pesante voce di Marcel distrasse dalla visione Giovanni, che di tutta risposta scoppiò in un pianto sommesso. Ellen lo abbracciò di nuovo:

<<Non piangere, tesoro mio. Abbiamo un rimedio per la tua situazione. Vedi questo?>> disse, indicando il bicchiere sul tavolo davanti a lei

<<Ecco, è il tuo pharmakon. Nel caso non te lo ricordassi, un pharmakon può essere sia veleno che medicina. Noi stessi non siamo a conoscenza degli effetti che potrà sortire. Tuttavia, è l’unico modo per risolvere la tua situazione. Se gli dei ti avranno perdonato, guarirà. Altrimenti…>>

Giovanni alzò lo sguardo verso il calice. Il quinto giro lo stava aspettando.

<<Potrei morire?>>

Marcel ed Ellen si scambiarono uno sguardo di intesa. Risposero in coro:

<<Come ti abbiamo detto, è impossibile conoscere a priori gli effetti del pharmakon. Tutto quello che possiamo fare, l’abbiamo fatto. A te la scelta>>.

Giovanni impugnò il calice, dubbioso. Dopo essere entrato in una replica di Edgar Degas, e aver parlato con i personaggi dipinti, cosa sarebbe potuto accadere ancora? Bevve tutto d’un fiato il liquido verdastro. Come all’inizio, lo spazio circostante prese a girare in un disordinato vortice temporale…

Epilogo

 

Giovanni apre gli occhi lentamente. L’ambiente gli è famigliare. Prima di realizzare dove si trovi, percepisce una voce altrettanto famigliare…

<<Sai amore, oggi al lavoro il capo mi ha trattata come una schiava. È uno psicologo, dovrebbe sapere come valorizzare gli esseri umani. A maggior ragione i propri colleghi. Mi stupisco, ogni giorno di più…tu cosa ne pensi?>> si tratta di Patricia.

Indossa degli shorts di jeans e una magliettina che le arriva allo stomaco. È stanca, stressata. Lui capisce. La stringe a sé e la bacia dolcemente su una guancia

<<Penso che anche gli psicologi abbiano dei momenti no. Sii paziente. Le cose andranno meglio. Ti va se guardiamo un film?>> lei pare sorpresa. Lo bacia a sua volta e annuisce.

Giovanni ora è sereno. Il computer inizia a trasmettere. Patricia si è già addormentata tra le sue braccia, tranquilla. Come ogni volta, del resto. Lui le accarezza la testa, poi alza lo sguardo verso il quadro posizionato sulla parete davanti a loro. Un Barbone e una prostituta, direbbe uno stolto. Ma Giovanni sa che c’è molto di più in quel dipinto. Il barbone si gira verso di lui strizza l’occhio. L’uomo ricambia con un sorriso devoto. Questa volta è pronto a tutto. Difenderà il suo amore a costo della vita, amandola incondizionatamente come lei ha sempre fatto con lui…

Tragodia

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