“Sei un Analfabeta!” Giudizi, intelligenza e talento

“Odio leggere in generale. Sono sempre stata una donna ansiosa e leggere in pubblico non è mai stato facile. Alle superiori, durante una lezione di italiano, lessi cavillo al posto di cavallo. L’intera classe e la professoressa risero per pochi secondi. A me parve un’eternità. Ogni volta che prendo un libro in mano, il suono spietato delle risa di quel giorno risuona nella mia mente. E anche le parole della professoressa:

<<Cavillo! Ma com’è possibile? Sei analfabeta! Mia figlia di sei anni se la cava meglio!>>”

Spietata, questa maestra. Io la licenzierei, che ne dite? Scherzo…credo. Analizziamo la situazione da i tre diversi punti di vista presenti nella citazione. La protagonista è una persona ansiosa, il che fa di una “sciocchezza” un vero dramma, tanto da renderla completamente allergica ai libri per il resto della vita. La maestra compie un errore madornale: giudica la persona, non il comportamento. In questo modo l’alunna vede colpito il proprio Io, il che peggiora la situazione. Non mi sento, però, di giudicare la maestra: probabilmente non conosce la differenza tra giudizio al comportamento o alla persona, e cerca di rendere con i suoi commenti la situazione “divertente”. Poi ci sono i restanti ragazzi che ridono, inconsapevoli della situazione. Ma anche loro, come la maestra, non possono vedere la situazione in termini psicologici.

Secondo la ricerca scientifica in campo musicale (Ericsson, 1993) il talento possiede una variabile genetica potenzialmente trascurabile. Dopo diecimila ore di allenamento, dice il buon Ericsson, saremo tutti bravi, chi più chi meno. Allenamento di qualità, da non confondere con la mera attività ludica. Per intenderci, dieci anni di scrittura sui muri non ci renderanno uno scrittore. Sarà necessaria una buona formazione, molta lettura e infinita pratica, in questi benedetti dieci anni. Il talento è allenabile, in qualunque disciplina. Oltre agli anni di allenamento, un’altra variabile fondamentale è il contesto sociale. L’esempio sopra non è casuale, vuole far riflettere. Chi ci dice che la bambina, ora donna allergica alla lettura, non sarebbe potuta diventare un’ottima scrittrice? Secondo la legge dei grandi numeri, avrebbe potuto. Come me, o te che in questo momento stai leggendo questo articolo. Sempre che lo legga qualcuno (Clicca qui per approfondimenti su genio e creatività).

Tornando seri, genialità e creatività possono essere fragili. Un consiglio utile che ci sentiamo di dare, in qualsiasi disciplina voi siate competenti, è indirizzare il giudizio al comportamento. Avremo una maggiore possibilità di guadagni anziché perdite. In tal modo, l’alunna avrebbe potuto percepire le parole comportamento-orientate della maestra come “Questa volta hai sbagliato, ma puoi migliorare. Non confondere te stesso con l’errore”.  Un motivo per impegnarsi e fare meglio la volta prossima.

E invece no. Sentendosi giudicata, la ragazza sarà per sempre influenzata dal vissuto emozionale legato alla situazione. Una cosa del tutto psicologica, direte voi. Peccato che, nella realtà quotidiana, le cose del tutto psicologiche non esistano. Ogni pensiero emozionalmente carico porta con sé una cascata di reazioni ormonali e fisiologiche. In questo caso, la semplice visione di un libro potrebbe innescare, nella nostra poveretta, un aumento di sostanze quali adrenalina e cortisolo. In una parola, stress (Clicca qui per leggere l’articolo relativo a stress e lettura).

In conclusione, se siete professoresse di italiano o istruttori di pallanuoto, la storia è sempre la stessa: giudicate, giudicate e giudicate! Ma non la persona, bensì il comportamento dei vostri allievi. In questo modo, darete un enorme contributo sia a loro che a voi stessi. Così facendo, potreste scoprire nuovi talenti…

Tragodia

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