Capitolo 9 – Gorgo Gorgonis

…il cappuccio calò sulle spalle, mostrando cosa si celava dietro all’oscurità. Una donna mora, capelli ricci e spettinati, la carnagione scura e un seno prosperoso ben in vista “Buonasera…mi chiamo Claudia…perdoni l’orario. Probabilmente non mi conosce…ma io so chi è lei. Vorrei farle delle domande alle quali solo lei, detective, è in grado di rispondere”. Andrea nascose la pistola dietro la schiena “Vede, è buffo. Di solito le domande le faccio io…con chi ho l’onore di parlare?” La donna assunse un’aria triste. Senza alcun apparente motivo, iniziò a piangere “Sono la moglie di…Marko…l’ingegner Montelli. Perché è stato ucciso? Perché?? Prima la storia di Giovanni, poi quell’ispettore che salta fuori dal nulla e me lo porta via…non ha senso! E io sono sola, ogni giorno sempre di più. Mi sembra di impazzire…”. Andrea la osservò attentamente. Durante la sua carriera aveva avuto modo di osservare il dolore, in ogni sua forma, fino ad arrivare a sperimentarlo sulla propria pelle dopo la morte di Alice. In quel momento gli venne in mente una vecchia scena alla quale aveva assistito almeno una decina di anni prima. Una vedova che, straziata dal dolore, si piegava sulla bara del marito, continuando ad urlarne il nome. Il viso della bella Claudia non celava inganni, ma anzi, era trasparente. Da esso si poteva scorgere l’autentico dolore per la perdita del suo caro. Il detective ripose l’arma nella fondina e si protese in un caldo abbraccio. Zampilli di pioggia cominciarono a scendere dal cielo nero. “Venga dentro…le dirò tutto quello che so…” e si avviarono verso la casa.

Claudia continuò a versare lacrime per dieci minuti buoni “Si, non era perfetto…anzi. Mi tradiva spesso, ma l’ho sempre perdonato. Sentivo che sarebbe diventato il padre dei miei figli…e ora? Cosa mi resta? Una manciata di cenere e disperazione!” Andrea, seduto dalla parte opposta del divano, non osava interromperla. Quando la vedova smise di piangere, si avvicinò “Posso comprendere il suo stato d’animo. Anche a me è capitata la stessa cosa. Ho perso la mia perfetta metà…avevamo ancora tanto da fare…e non parlo solo di figli e matrimonio. Sa…a volte mi mancano le piccole cose. Tornare ubriachi e felici dopo un pranzo coi parenti e finire la serata ancora peggio…osservare la sua espressione dopo uno dei miei soliti scherzi ben riusciti. Pensavo che saremmo invecchiati insieme, mano nella mano…e invece un pazzo me l’ha portata via”. Lei si asciugò le ultime lacrime “Dammi del tu, ti prego. Mi spiace per la perdita di tua moglie…e, se posso chiedere…come hai fatto ad andare avanti?” Andrea si strofinò più volte il mento con la mano “All’inizio è un inferno. Personalmente, mi sono lasciato andare. Non sono mai stato astemio, ma dalla morte di Alice, beh…non ricordo un giorno da sobrio. A causa di una profonda depressione ho rischiato il licenziamento, e persino la morte. Poi, finalmente ho capito che lei non sarebbe stata d’accordo…e ho cercato di dare una risistemata alla mia vita”. Claudia si fece più vicina. Senza volerlo, il detective ebbe modo di poter osservare ancora meglio i sensuali seni della donna “Le tue parole mi infondono coraggio…sento che sarà dura, ma posso farcela. Ti ringrazio infinitamente…e ora, se puoi capirmi come dici, raccontami…cos’è successo la notte dell’omicidio? Il tuo capo ha ucciso mio marito?” Andrea sollevò lo sguardo verso il volto della donna. “Si…ovviamente. L’ha accoltellato senza pietà…” Lei assunse un’aria incredula “No, è impossibile. Semplicemente impossibile. Avanti, dimmi la verità…io so tutto…o quasi…” Andrea rabbrividì. Quale significato potevano avere le parole della donna? “Non capisco a cosa ti riferisca. Il mio capo ha accoltellato tuo marito…” Lei sorrise, ironica “No, un essere umano non avrebbe mai potuto uccidere mio marito. Detective…vieni qui…” Con un movimento molleggiato gli fu in braccio, mettendogli le braccia attorno al collo. In quella posizione, Andrea non riuscì a staccare lo sguardo dagli incredibili seni, a pochissimi centimetri dal suo volto “Ti piacciono, vero? Sei un ragazzaccio…un vero porco. Una vedova addolorata viene a farsi consolare a casa tua, e tu cosa fai? Le guardi le tette tutta la sera…” Lui non riuscì a ribattere, come paralizzato “Allora, dimmi…sono stati i mietitori? Hai visto delle farfalle dorate, per caso?” Andrea annuì, completamene soggiogato. Poi notò qualcosa di estremamente bizzarro: i capelli ricci della donna si muovevano in modo innaturale a destra e a sinistra, come se animati da una forza sconosciuta. Allora cercò di divincolarsi dalla presa, ma fu tutto inutile. La donna cominciò a stringergli il collo con entrambe le mani. La pressione era sempre più forte. Senza pensare, Andrea estrasse la pistola dalla fondina e fece partire due colpi ad altezza stomaco. Sussultando, Claudia si ritrasse, in modo tale da mostrarsi completamente: le pupille, notevolmente assottigliate, ricordavano quelle di un rettile. I riccioli cominciarono a sibilare, come una moltitudine di spietati serpenti. Il detective premette nuovamente il grilletto, tuttavia i proiettili si infransero su una lamina dorata: ali. Due ali lucenti, forti come il metallo. La creatura si alzò in volo fino a raggiungere il soffitto “Perché lui? Tu hai le rispose…perché non dici nulla? Ah, non importa…ti torturerò fino alla morte!” E si scagliò con forza verso Andrea, che tuttavia schivò il colpo lanciandosi verso sinistra. Caricando l’arma alla velocità della luce, colpì nella schiena il mostro, che si accasciò al suolo. Pensando di avere avuto la meglio, Andrea diede le spalle all’aggressore. Gli fu fatale. Una delle due ali lo colpì alla testa, facendolo sprofondare in un coma profondo…

 

Luigi uscì di casa appena finita la preparazione dell’intruglio. Giunto alla casa del detective, trovò ad accoglierlo un silenzio innaturale. Stava per bussare alla porta, quando si accorse della moltitudine di schegge trasparenti sul vialetto: come se le finestre di quella che voleva essere la sala fossero esplose dall’interno. Senza pensarci due volte iniziò a trasformarsi. I canini si allungarono fino a sporgere leggermente dalla bocca. Gli occhi divennero rossi come il laser di un puntatore. In quel modo avrebbe potuto vedere nitidamente nelle tenebre. Aprì leggermente la porta e diede una sbirciatina. Niente. Per essere sicuro di essere solo, emise un suono spettrale, impercettibile all’orecchio umano. L’onda si propagò velocemente per tutta l’abitazione fino a tornare alla fonte originaria. Dalle informazioni sonore, Luigi scoprì che vi erano altri tre esseri viventi all’interno: due anomali di piccola taglia, probabilmente topi, e un essere umano. Il vampiro entrò lentamente, attento ai cocci. La sala era in condizioni pietose: i divani interamente lacerati, il televisore tagliato a metà per il lungo. Pezzi di parquet dovunque, alcuni infilati nei mobili o sul soffitto. A giudicare dal casino, chiunque fosse stato mandato aveva probabilmente portato a termine la missione: eliminare Andrea. Luigi scorse il corpo del detective a terra, di fianco ad uno dei due divani. Senza esitare, si avvicinò all’uomo nel tentativo di aiutarlo…

 

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