Capitolo 6 – Adele

Andrea giunse a casa alle sei di mattina. Appena arrivato, si stese sul divano. “Dieci minuti, giusto dieci minuti…”. Senza accorgersene, dormì quasi dodici ore. Venne svegliato dal campanello. Si trascinò ancora mezzo addormentato alla porta e guardò attraverso lo spioncino. Vide una donna  sul metro e settanta, capelli rossicci, occhi grandi e verdi. Aprì la porta “Ehi Adele…accomodati pure” lei entrò con passo svelto “Che faccia! Sembra che tu ti sia svegliato ora! Ecco, ti ho portato qualcosa da mangiare.” Disse, estraendo dalla borsa un’enorme confezione con l’inconfondibile marchio di un fast food molto famoso. Andrea, colpito dal forte odore di formaggio fuso e carne alla griglia, percepì dopo molto tempo lo stimolo della fame “Oh!! Non dovevi Grazie…ehm…posso?” Mangiarono insieme, discutendo del più e del meno. Adele era una sua vecchia amica, compagna di liceo. Divorziata da più di dieci anni, viveva a pochi isolati di distanza da Andrea con una figlia “Mi fa disperare, la mia Agnese. A quest’età, poi. Si avvicina ai diciassette, non sai mai come comportarti. È sempre in giro con gli amici. Andasse male a scuola, impedirle di uscire. Non potresti arrestarla per un po’? Giusto per riposare un paio di giorno tranquilla” Andrea sorrise, ingurgitando le ultime patatine rimaste “Lo farei, se ne avessi il tempo. Sono molto preso con gli ultimi casi. Poi, ieri sera sono stato coinvolto in un omicidio…”

Raccontò gli ultimi avvenimenti. Dell’omicidio di Manzese, e del conseguente arresto poche ore dopo. “Quell’individuo non mi è mai piaciuto. Sai come si dice, il sesto senso femminile” Andrea rise di nuovo “Ehi, non ridere! Io dico sul serio!” Esclamò lei ironica. Prese le cartacce dei panini e si alzò dal divano “Vado a buttare quest’immondizia. Chissà se quando tornerò sarai più simpatico” Lui la osservò attentamente. I pantaloni stretti, una camicetta quasi trasparente… si colpì due volte la faccia col dorso della mano destra. Oltre alla fame, ora faceva capolino un altro stimolo a tratti simile. Dopo mesi di inattività, reazioni come quelle potevano anche considerarsi normali, ma non con Adele. Anche se… altri due schiaffi in pieno volto. Basta. Si concentrò sul caso. Lei tornò con due bicchieri d’acqua “Andrea, nel frigo non c’è nulla. Da quanto non vai a fare la spesa?” Lui non rispose, assorto nei propri pensieri. La donna si avvicinò, e gli mise una mano sulla spalla “Va tutto bene?” Il detective sobbalzò “Ehm, si, va tutto bene. Cioè, non proprio. Adele, devo dirti una cosa. Si tratta dell’omicidio. Quella che ti ho raccontato prima è la versione per il pubblico…capisci cosa intendo dire?” Lei annuì solennemente. Spesso, negli anni, Andrea si era confrontato con l’ex compagna di liceo per discutere di casi importanti o di avvenimenti inspiegabili. Spesso le sue parole si erano rivelate utili, o in ogni caso stimolanti. “Ebbene…Manzese non ha ucciso Montelli” Adele parve scioccata dalla notizia “Cosa? Quindi sarebbe innocente per quanto riguarda il secondo omicidio?” Andrea scosse la testa. Bevve un sorso d’acqua “No. Lui ha tramortito Montelli, l’ha atterrato e probabilmente l’avrebbe ucciso. Ma nel momento cruciale…è apparso un altro uomo. Incappucciato, con una tunica nera. Ha colpito prima Montelli alla testa, poi ha preso la mano di Manzese che brandiva il pugnale…e l’ha spinta nel cuore dell’ingegnere…” La donna parve più confusa che mai “L’hai detto ai tuoi colleghi, vero?” Andrea, di nuovo, scosse la testa “Non posso, Adelina. Non posso. Sia la mia testimonianza che quella di Manzese non verrebbero prese in considerazione, e io potrei perdere il lavoro. Vedi, il fatto è che…ero ubriaco. Avevo bevuto troppo quel giorno. Ed è risultato tutto dagli esami a cui ho dovuto sottopormi dopo l’arresto per verificare le mie condizioni mediche” la donna scosse la testa, contrariata “Maledetto ubriacone. Non cambierai mai, vero? Però…” avvicinò la mano destra al mento e cominciò a strofinarlo dolcemente. “Mettiamo che tu sia tanto ubriaco da vedere Elvis che ruba delle merendine al supermercato. Se anche una cassiera dovesse vedere la stessa scena, la tua testimonianza sarebbe comunque tenuta valida. E faresti un figurone, perché credimi, non sono del tutto sicura che Elvis sia morto per davvero” Questa volta fu Andrea a fissarla con aria interrogativa “Cosa diavolo vai blaterando?” Adele rise “Intendevo dire…se quello che hai visto ieri notte è reale, allora Manzese? Non l’ha visto anche lui?” “Manzese è ancora in stato di shock, come se avesse perso la parola. I medici non sanno se si riprenderà. Sta di fatto che il nostro misterioso individuo non ha lasciato tracce. Non un’impronta, né un capello. Tuttavia…” aprì i cassetti di fianco al divano ed estrasse un foglio bianco. Al centro vi era raffigurata una farfalla verde e oro che volava via da un fiore appassito. Adele assunse un’aria interrogativa e scosse la testa “L’hai fatto tu?” Andrea annuì “Si…che tu ci creda o no…una cosa del genere è uscita dalla bocca di Otelli qualche secondo prima della sua morte” La donna rimase allibita “Va bene…ammesso anche per un solo secondo che questo delirio non sia frutto di litri di sambuca…perché una farfalla?” Il detective si strinse nelle spalle “Ad una rapida occhiata su internet ho trovato così tante informazioni…la verità è che non so dove cercare, né come” Adele gli strinse improvvisamente il braccio. “Ah! Simboli, giusto! Conosco una persona che potrebbe aiutarti. Si chiama Luigi, un vecchio collega di mio fratello. Lavora come cuoco in un ristorante qui vicino. È un individuo un po’ strano…esce di casa solo per andare al lavoro. Ha scritto libri su simboli e cose del genere. Ora che ci penso, mercoledì pomeriggio, devo andare a ritirare la torta per il compleanno di Agnese a casa sua. Potresti accompagnarmi e fare qualche domanda, giusto per capire se può darti una mano.” Andrea socchiuse gli occhi, pensieroso. Davvero un cuoco con la passione per l’esoterismo avrebbe potuto aiutarlo? Non che avesse molte altre alternative. Decise di accettare.  “Benissimo! Appena mi dice l’ora precisa, ti avviso. Ora vado a casa, ho un bel mucchio di cose da stirare” Andrea la accompagnò alla porta sorridente “A presto Adelina. Salutami Agnese” lei ricambiò il sorriso, uscendo con il solito passo svelto. Lui osservò la figura dell’amica scomparire dietro le case, alla rosea luce del tramonto. Rimase fuori per una mezz’ora, ammirando il sole sprofondare all’orizzonte.

Calarono le tenebre, e con esse riemersero, nitidi, i ricordi della sera prima. Andrea rabbrividì. Chiuse la porta con un colpo secco e si gettò a peso morto sul divano. Non aveva mai creduto a nulla oltre che in se stesso. Doveva tuttavia ammettere che non c’era spiegazione razionale per gli ultimi eventi accaduti. O meglio, non ancora. Aveva già avuto a che fare con casi simili, ma l’assassino aveva sempre lasciato una traccia. O meglio, qualcosa che collegasse le sue azioni a cause razionali. Stavolta, però, era diverso. Quel misterioso individuo incappucciato…così veloce e innaturale nei movimenti. E Manzese, allora? I medici avevano dichiarato che lo stato di shock in cui l’ispettore capo era inspiegabilmente sprofondato non aveva nessuna motivazione clinica “Che diavolo succede, dannazione…che diavolo succede”. Decise di andare a letto. Alzandosi dal divano calpesto inavvertitamente il telecomando. Una voce profonda, unita ad un macabro sottofondo musicale cominciò a predire sventure “Signori, non fatevi scappare la promozione di oggi. Chiamate, per soli dieci euro leggerò il vostro futuro. La magia delle carte non sbaglia mai…” Si voltò verso il televisore e vide un uomo calvo, relativamente giovane. Continuava a mischiare un robusto mazzo di carte con gesti fluidi e leggeri, senza staccare lo sguarda dalla telecamera. Il maglione giallo paglia e un’espressione da pesce lesso conferivano alla scena una certa ironia. Andrea spense il televisore sorridendo. Magia. Sicuramente molto funzionale a svuotare le tasche dei poveri clienti. Proseguì verso la camera da letto, continuando a ridacchiare. Una volta sotto le coperte, cominciò a pensare. A tutto ciò che era capitato. A chi avrebbero mandato al posto di Manzese. E al misterioso uomo incappucciato.

Capitolo 7

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