La rivincita dei titani – Capitolo 2

Manzese uscì dal locale con passo svelto. Oltrepassò la centrale proseguendo sempre dritto, fino ad arrivare ad un piccolo incrocio quasi sempre deserto, poi girò a destra rimanendo sempre sul lungo marciapiede che correva accanto alla tangenziale. Il sole stava tramontando e i bagliori del centro città a meno di duecento metri di distanza cominciavano ad accendersi, riscaldando l’atmosfera. Si fermò per un momento a contemplare il paesaggio cittadino. Improvvisamente sentì tirare debolmente per la manica sinistra della camicia “Signore… dami soldi per favore…” Voltandosi e vide un individuo sporco, dalla pelle olivastra solcata da profonde rughe. Con una spinta fece indietreggiare il mendicante “Stai lontano, verme. Tornatene nelle fogne, dove sei nato!” L’altro, per nulla impaurito sorrise ingenuamente, mettendo in mostra una fila di denti giallastri “Uno euro, uno euro per mangiare…” Manzese si guardò attorno. Il marciapiede era deserto, così come la strada. Tornò a guardare il vecchio “Eccoci qui, io e te, amico. Nessuno ci vede, nessuno. Ora…” cominciò ad arrotolarsi le maniche, in modo lento e preciso, poi infilò la mano nella tasca anteriore dei pantaloni. Il mendicante si avvicinò ancora di più entusiasta, pensando che da un momento all’altro l’ispettore capo avrebbe tirato fuori una moneta, o chissà, delle banconote di grossa taglia. Forse quella sera avrebbe mangiato un panino caldo anziché avanzi racimolati fuori dai ristoranti. Manzese, invece, estrasse un coltello a scatto con un’elegante impugnatura in legno. Il mendicante non aveva via di scampo, troppo vicino per scansare il colpo, troppo vecchio per opporsi. Manzese affondò l’arma tre volte nel costato, poi sulla gola, premendo il palmo della mano sulla bocca del malcapitato. “Ecco qui la tua ricompensa. Un biglietto di sola andata per l’inferno!” Il mendicante scivolò all’indietro, picchiando la testa. Dopo pochi istanti, esalò l’ultimo respiro. Manzese chiuse il coltello con un movimento fulmineo del polso. Ritornò sui suoi passi, pulendo con un panno umido l’impugnatura dell’arma. Solo in quel momento si accorse della macchina ferma in mezzo alla strada. L’uomo alla guida lo fissava a bocca spalancata. Manzese si diresse velocemente verso di lui. Ma da dove diavolo era sbucato, quel bastardo? Non poteva rischiare “Ehi, fermo…” gridò, mostrando il distintivo. L’uomo sembrò esitare per alcuni secondi, poi premette sull’acceleratore, scomparendo all’orizzonte. A nulla valsero le urla dell’ispettore capo, che inseguì disperatamente la vettura per una ventina di metri fino all’incrocio. Si fermò ansimante in mezzo alla strada, piegato su se stesso. Quell’individuo con la faccia da scemo aveva assistito all’omicidio? Data la sua espressione prima di darsela a gambe, probabilmente sì. Cercò di ricordare il numero di targa. Gli ci vollero almeno dieci minuti, ma alla fine riuscì a mettere insieme lettere e numeri. Se fosse riuscito a risalire all’identità di quell’uomo, probabilmente avrebbe potuto farla franca. Dalla macchina, una vecchia berlina da pochi soldi, non sembrava né un pezzo grosso né un divo del cinema. La rabbia lo invase completamente “non può essere vero…no! Per un mendicante del cazzo! PORCA TROIA!!” Fece cadere il distintivo a terra, e nel raccoglierlo si accorse di alcune macchie di sangue sui pantaloni e sulla giacca, non ben visibili a causa dei colori scuri degli abiti. Attese qualche minuto davanti al cadavere, indeciso sulle prossime mosse. Non cercò di nascondere il corpo in nessun modo. Un rischio inutile, date le circostanze. E se fosse passato qualcun altro? Riprese a camminare, pensando continuamente all’automobilista, e a quanto fosse bello essere l’ispettore capo di polizia in quel cesso di città.

 

Andrea oltrepassò le bande che delimitavano la scena del crimine. L’uomo era stato trovato sulla poltrona con gli occhi spalancati “come se avesse visto il volto dell’Inferno” aveva detto il proprietario dell’appartamento. Chiuse la porta dietro di sé. Il posto era di piccole dimensioni, molto disordinato. Uno stretto corridoio collegava l’entrata a una saletta quasi spoglia, con un tavolo di legno e tre sedie di plastica. Oltre alla minuscola sala, vi erano un bagno, una camera da letto e una cucina. I fornelli erano completamente coperti dalla polvere. Dopo qualche passo incerto raggiunse il frigo: ad eccezione di una bottiglia di rum quasi piena, non ci era nulla dentro. “Il rum in frigo?” esclamò ad alta voce, divertito. Forse quell’uomo meritava di morire. Fece il giro dell’intero appartamento, cercando indizi in camera da letto e in bagno. Nell’armadietto sopra il lavandino, trovò una scatolina contenente alcune pillole bianche, e una confezione di sciroppo d’acero. Prese in mano la bottiglietta, e cominciò ad agitarla compulsivamente. Perché Manzese gli aveva affidato un caso del genere? Lo riteneva forse finito? Tornò in cucina, prese la bottiglia di rum dal frigo e cominciò a bere. Si sedette su una delle malinconiche sedie che scoprì estremamente traballanti. Dopo la morte di Alice non era stato più lo stesso. Dubitava di riuscire a ricominciare. Ma doveva provarci. Infondo, era quello che avrebbe voluto anche lei. Ne avevano parlato varie volte, dopo cena. Lei temeva che un giorno qualcuno sarebbe venuto ad avvertirla della sua morte “Il tuo è un lavoro estremamente pericoloso. Sparatorie, delinquenti armati. Per non parlare di tutti i nemici che potresti farti, Andre. Accetta quella scrivania. La vita non è un film” mai le aveva dato retta. Per lui era un gioco, e anche piuttosto facile. Gli era stato spesso offerto di ricoprire cariche più alte e meglio pagate. Aveva sempre rifiutato “amore, non ti preoccupare, non mi accadrà nulla. Sono troppo scaltro, troppo intelligente” e aveva ragione. Nessuno era mai riuscito a incastrarlo. Alla giovane età di trentadue anni poteva vantare di numerosi casi risolti, e anche un discreto numero di arresti. L’unico suo errore era stato quello di concentrarsi sul suo lavoro tanto da passare intere notti in ufficio, senza tornare a casa. E in una di quelle notti, accadde. Si alzò dalla sedia di plastica, bevve di nuovo un sorso di rum dalla bottiglia. Socchiuse gli occhi in una smorfia di dolore. Ricordava perfettamente quella mattina. Alice aveva dormito male, e aveva incolpato Andrea. Un pretesto come tanti per litigare, lanciare piatti e insultarsi. Le cose non stavano andando bene, tra loro. Lui, però, era fiducioso. Tutto si sarebbe calmato, da lì a poco. Avrebbero avuto un figlio, magari due. Allora Alice non avrebbe più avuto il tempo di lamentarsi di ogni cosa. Era uscito senza neanche degnarla di uno sguardo, e quando la mattina dopo rientrato, aveva trovato la porta aperta. Lei lo aspettava in salotto, senza vita, di fianco al cadavere del vicino, che l’aveva stuprata per poi togliersi la vita. Se la notte prima fosse tornato a casa? Le cose sarebbero andate diversamente. Ne aveva la completa certezza. In un certo senso, il lavoro che tanto amava gli aveva portato via l’unica persona che lo avesse mai accettato e amato veramente. Il ricordo di lei, stesa sul tappeto della sala, con gli occhi e la bocca spalancati lo fece tremare, tanto da fargli scivolare la bottiglia di rum sul pavimento. Egli riconobbe se stesso in quella miriade di frammenti di vetro che si spargevano disordinati per tutta la stanza. Così come nessuno avrebbe mai potuto ricomporre la bottiglia, lui non avrebbe mai più potuto tornare quello di prima. Per quanto sembrasse impossibile, però, doveva tentare. Per lei, che non c’era più. Decise che si sarebbe impegnato, ripartendo da quel caso. Uscì dall’appartamento con passo veloce, calpestando sonoramente i cocci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...