Nemesis

Come brevemente accennato nell’articolo principale, la nemesi o vendetta divina non è altro che la naturale conseguenza di un peccato di hybris. Riprenderei volentieri gli esempi citati in precedenza (Prometeo e Ulisse), ma sono sicuro che vi siate rotti le scatole di loro due. Come se non bastasse, la loro punizione divina è già stata brevemente trattata in precedenza. E poi, sono sicuro che le mie stupende lettrici si staranno lamentando. “Perchè questo cretino parla sempre di uomini? Maschilista!” Ebbene, l’esempio di oggi sarà tutto al femminile.

Aracne

Immaginate di essere dannatamente bravi, supponiamo, nell’arte della cucina. Qual è, in ottica mitologica, il passo successivo alla vittoria di masterchef? Esatto! Sfidare un dio. Vedo che pian piano iniziate a comprendere lo spirito olimpico, mie care lettrici. E lettori. Bene, Aracne non ha nulla a che fare con la cucina, è una tessitrice. Così abile e fiduciosa del suo talento che un giorno decide di sfidare Atena in persona. E già qui partiamo male. Dopo essersi fatta una grassa risata, la dea accetta la sfida che perde miseramente. Non riuscendo a trovare la minima imperfezione all’opera di Aracne, decide di strapparla con le sue stesse mani. Gli dei sono infantili, agiscono impulsivamente in preda agli istinti. Persino Atena, annoverata come la più colta e saggia tra gli dei, non accetta la sconfitta. Tuttavia Aracne riesce ad ottenere un rematch, vince di nuovo, Atena si dichiara sconfitta e la fanciulla per la sua abilità viene accolta tra gli dei. Fine.

Ovviamente sto scherzando. La nemesi divina deve ancora avvenire. L’abile Aracne, data la sconfitta, decide di impiccarsi con una fune. Atena decide di salvarla trasformando all’ultimo momento la fune in una tela. La fanciulla stessa subisce una metamorfosi, diventando appunto ragno (secondo questo mito dal nome Aracne deriva la parola Aracnide, che tutti noi conosciamo per indicare i nostri amici ragni). La nemesi? Aracne dovrà stare appesa per l’eternità alla fune. Per cosa? Per aver avuto la meglio su una dea, giocando in modo onesto le sue carte.

Gli esempi di Prometeo, Ulisse e Aracne dimostrano che a capo di una hybris la nemesi è scontata. Quale sia il castigo da scontare, tuttavia, viene fortemente influenzato non tanto dalla colpa, ma da chi l’ha commessa. Spesso ad alcuni eroi epici è concesso peccato di Hybris, ma solo se protetti dagli dei. In sostanza, è come se un dio si servisse di un mortale per danneggiare un’altra divinità. Ma questa è un’altra storia. Approfondiremo il legame tra i mortali e le divinità in uno dei prossimi articoli.

Tragodia

5 pensieri su “Nemesis

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